Trenord, ancora guasti, ritardi e soppressioni

 

CREMONA Ancora ritardi e soppressioni per i viaggiatori di Trenord. Oggi il Cremona Brescia delle 16.24 è partito 17 minuti dopo, alle 16.41, a causa di un guasto a un passaggio a livello. Per lo stesso motivo, la corsa delle 16.41 per Treviglio ha subito un ritardo di dieci minuti. Le due linee passano entrambe, infatti, per lo scambio di Olmeneta. Giornata difficile anche ieri, lungo la Cremona-Brescia. Il treno delle 16.24 per Brescia infatti non è nemmeno partito, e di conseguenza è stata cancellata anche la corsa da Brescia delle 17.40, che doveva essere effettuata con lo stesso convoglio. Per martedì mattina alle 7.15 l’assessore comunale Alessia Manfredini e il consigliere regionale Agostino Alloni, entrambi del Pd, compiranno un sopralluogo alla stazione di Olmeneta, per constatarne lo stato di degrado.

http://www.telecolor.net

Impianti a biomasse, gli ecologisti dicono basta

 

 

CREMONA L’amministrazione provinciale di Cremona sembra considerare poco la tutela della salute dei cittadini. Lo sostiene il M5S, che chiede di non autorizzare più impianti a biomasse, che già nel 2013 erano 137 e in seguito sono aumentati, considerando sia le centraline elettriche a biogas che quelle a biomasse. Una scelta politica, decisa senza valutazioni d’impatto ambientale su tutto il territorio, prendendo in contropiede l’autorità sanitaria. L’Ats ogni volta mette in evidenza che dalla produzione e dispersione di polveri in atmosfera deriva un rischio per la salute, eppure il settore Ambiente della Provincia sta valutando l’eventuale autorizzazione di una nuova centralina a biomasse a Castelleone. I Comuni che si sono opposti al via libera sono ben quattro: oltre a Castelleone, Madignano, Ripalta Arpina e Montodine, grazie all’iniziativa dei sindaci Pietro Fiori, Guido Ongaro [òngaro] di Madignano, Marco Ginelli e Alessandro Pandini.

La lotta condotta dalla ditta Godeca di Castelleone, produttrice di pellet, presso la frazione Oriolo, è iniziata l’anno scorso. Le principali associazioni economiche del territorio sostengono da anni iniziative di questo genere, mentre il professor Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ats, ha fatto notare negli incontri pubblici come il livello di concentrazione degli impianti a biomasse non è ecologicamente sostenibile: la somma di tutti i fattori inquinanti, aggiungono i grillini, si fa inquietante, se si confronta con il numero di malati costretti a rivolgersi al centro oncologico dell’Ospedale Maggiore.

L’autorità sanitaria ha infatti in programma una serie di studi epidemiologici sul territorio provinciale, per tenere sotto controllo la cancerogenesi ambientale: il Comune di Cremona però si unisce alle associazioni ecologiste e ai cittadini che vent’anni chiedono uno studio epidemiologico approfondito a Cremona oppure è più vicino alle imprese private? L’interrogazione depositata stamattina in Comune dal consigliere Lucia Lanfredi insiste sull’area dell’inceneritore e chiede all’assessore Alessia Manfredini per quale motivo la discussione viene rinviata alla commissione ambiente, che ancora una volta viene rimandata, in questo caso a settembre, mesi dopo il rinnovo dell’autorizzazione al funzionamento dello stesso inceneritore, quando sarebbe stato opportuno parlarne prima.

Emergenza smog, la Regione rimanda gli interventi al 2018

CREMONA Ieri mentre si riuniva al Pirellone il Tavolo istituzionale aria convocato dalla Regione, con la partecipazione degli enti locali, la qualità dell’aria a Cremona era mediocre, come indica il sito dell’Arpa. La media mobile dell’ozono infatti era troppo alta, 143 microgrammi rispetto a una soglia di 120. Eppure, nonostante diversi giorni critici per l’eccesso di ozono, specialmente a fine giusto, il presidente dell’Arpa Bruno Simini ha espresso ottimismo. “Le azioni strutturali della Regione fanno centro”, per usare le parole di Simini, che si aspetta una riduzione delle emissioni di ammoniaca del 27,5%, degli ossidi di azoto per il 32,7%  delle pm10 del 33,7%. Malgrado la crisi del dicembre 2016 e del gennaio scorso, che ha visto Cremona in particolare difficoltà, specialmente per i dati della centralina di via Fatebenefratelli allo Zaist, l’Arpa prevede un miglioramento della qualità dell’aria, poiché le principali fonti di gas nocivi, traffico e riscaldamento a legna, diminuiscono. Il Comune di Cremona ha partecipato alla riunione con tecnici, funzionari e l’assssore Alessia Manfredini, e come altri enti locali apprezza il fatto che già si cominci ora a preparare le azioni per prevenire un altro inverno grigio di smog e polveri, con un accordo fra quattro Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Comune di Cremona chiede più risorse alla Regione: occorre una cartellonistica migliore e servono più controlli sulle biomasse, dunque servono più finanziamenti, per pagare gli straordinari dei vigili urbani, e lanciare una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini.

Problemi non ne mancano e Legambiente li sottolinea: sono ancora in circolazione troppi veicoli con motore diesel. In p

CREMONA Ieri mentre si riuniva al Pirellone il Tavolo istituzionale aria convocato dalla Regione, con la partecipazione degli enti locali, la qualità dell’aria a Cremona era mediocre, come indica il sito dell’Arpa. La media mobile dell’ozono infatti era troppo alta, 143 microgrammi rispetto a una soglia di 120. Eppure, nonostante diversi giorni critici per l’eccesso di ozono, specialmente a fine giusto, il presidente dell’Arpa Bruno Simini ha espresso ottimismo. “Le azioni strutturali della Regione fanno centro”, per usare le parole di Simini, che si aspetta una riduzione delle emissioni di ammoniaca del 27,5%, degli ossidi di azoto per il 32,7%  delle pm10 del 33,7%. Malgrado la crisi del dicembre 2016 e del gennaio scorso, che ha visto Cremona in particolare difficoltà, specialmente per i dati della centralina di via Fatebenefratelli allo Zaist, l’Arpa prevede un miglioramento della qualità dell’aria, poiché le principali fonti di gas nocivi, traffico e riscaldamento a legna, diminuiscono. Il Comune di Cremona ha partecipato alla riunione con tecnici, funzionari e l’assessore Alessia Manfredini, e come altri enti locali apprezza il fatto che già si cominci ora a preparare le azioni per prevenire un altro inverno grigio di smog e polveri, con un accordo fra quattro Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Comune di Cremona chiede più risorse alla Regione: occorre una cartellonistica migliore e servono più controlli sulle biomasse, dunque servono più finanziamenti, per pagare gli straordinari dei vigili urbani, e lanciare una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini.

Problemi non ne mancano e Legambiente li sottolinea: sono ancora in circolazione troppi veicoli con motore diesel. In provincia di Cremona gli euro zero nel 2015 erano ancora 13.171, oltre a 5mila euro 1, veicoli particolarmente inquinanti. La presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto nota che le azioni previste dalla Regione partiranno solo dal 2018. Nell’inverno 2017, tra pochi mesi, il rischio cui è esposta la popolazione più fragile- bambini e anziani – è quello dell’ennesima emergenza smog accompagnata da molte buone intenzioni e tante promesse della pubblica amministrazione.

Citelum, il giorno delle gaffe: il semaforo del Maristella è già riparato, anzi no, non tocca a noi

“I semafori sono troppo vecchi”, dicono dal Comune, e la critica verso l’amministrazione precedente è stata esplicita durante la presentazione del bilancio di Aem: il Comune per anni ha dato meno del necessario ad Aem per la manutenzione dell’illuminazione pubblica e dei semafori. Risultato: i semafori sono invecchiati e, tanto più per l’illuminazione pubblica, occorrono gli investimenti non fatti in passato, quindi il centrosinistra spiega l’appalto a Citelum. Se da questo punto di vista la serie di guasti dei semafori cremonesi parrebbe prevedibile, le sorprese iniziano se si telefona a Citelum per chiedere chiarimenti su un guasto in particolare, quello del Maristella. 

 

 

 

 

CREMONA Il mistero della manutenzione dei semafori a Cremona si infittisce. Al quartiere Maristella, davanti al bar di via Persico, da due settimane il semaforo segna giallo intermittente, eppure chi chiama il numero verde indicato dal Comune, 800.978.447 dell’appaltista francese Citelum, sente un operatore rispondere che l’impianto è stato riparato l’8 luglio. In realtà, funziona solo il giallo, ininterrottamente, fra lo sconcerto di chi non sa a chi dare la precedenza. Per avere maggiori informazioni “dato che Citelum serve 100 Comuni” l’operatore consiglia di chiamare la sede centrale di Citelum Italia (“a Ravenna”, allo 0229414900, anche se la sede è a Milano), dove un’operatrice, dopo aver consultato una collega, risponde che Citelum a Cremona si occupa solo di illuminazione pubblica e non di semafori. La società Servizi per Cremona, oggi diventata ramo d’azienda di Aem, conferma che non ha più il servizio, ormai in appalto ai francesi. Anche il Comune conferma: è Citelum che deve fare la manutenzione. La rivelazione più interessante però è che Citelum non ha la centralina necessaria a far funzionare quel semaforo: occorre comprarla. Problema serio, confermato dall’assessore Alessia Manfredini: i semafori di Cremona sono vetusti, occorrono tempi tecnici per sistemarli. E’ l’effetto di lunghi anni di amministrazione non proprio lungimirante. Al Maristella, però, bisogna per ora accontentarsi del giallo intermittente e fare attenzione, in attesa che Citelum, ramo italiano del colosso internazionale Electricité de France, possa rimediare. Le lamentele per i servizi che i quartieri ricevono da palazzo comunale non sono però esaurite e in zona Po il malumore per la festa negata non si è sopito. Maria Vittoria Ceraso, ex assessore del centrodestra, ha presentato un’interrogazione scritta per chiedere spiegazioni della soppressione “Festa dei vicini”, che il comitato del quartiere Po si è visto negare. E’ stato infatti l’unico evento non autorizzato dal Comune tra la primavera e l’estate, con l’effetto di far dimettere il comitato di quartiere forse più attivo. Dopo aver ricevuto i documenti, solo pochi giorni prima della Festa di via XX Settembre è arrivato il diniego per motivi di sicurezza, garantita invece in numerosi altre manifestazioni. Per Ceraso allora è legittimo un dubbio: che sia stata una scelta politica del sindaco e della giunta, per ripicca contro il comitato dopo il ricorso al Tar contro la nuova viabilità del quartiere.

Prostituzione e droga a “Le birbe” di Pianengo: locale sequestrato

PIANENGO CR Irruzione dei carabinieri sabato sera nel night club “Le Birbe” di Pianengo, in via Roma 92, la strada principale che attraversa il paese. Tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere per tre uomini accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Si tratta di due italiani, un milanese di 33 anni e un cremonese di 54, e un albanese di 25 anni residente in provincia di Bergamo. In più, l’albanese e il milanese sono accusati anche di spaccio e detenzione di cocaina all’interno del locale. L’indagine dei militari è iniziata nell’aprile dell’anno scorso, quando un uomo ha chiesto aiuto ai carabinieri, sentendosi circuito e avendo accumulato ormai un debito di 2000 euro per una serie di prestazioni a pagamento all’interno del locale. E’ stata la testimonianza che ha rivelato il giro di prostituzione nel night club. I carabinieri hanno quindi installato telecamere all’interno del locale di lap dance, dove in realtà venivano consumate prestazioni sessuali anche complete con suddivisione dei proventi a metà, fra ballerine e gestori. I militari scoprivano anche che veniva venduta e consumata cocaina nel night. Oltre alle tre ordinanze di custodia cautelare in carcere sono stati emessi obblighi di dimora per altre quattro persone, mentre altre cinque sono state deferite in stato di libertà: gli indagati quindi sono complessivamente 12 e tutti collaboratori del locale di lap dance, tranne due persone che portavano sostanze stupefacenti all’interno del “Le Birbe” per rivenderle.

Per 15 minuti all’interno del privé con una ballerina i clienti pagavano 50 euro, divisi a metà fra ballerina e gestori, per gli extra invece si saliva di prezzo. Le ballerine identificate sono in tutto 60, solo 20, le più fidate,  si sono prostituite. Molti i clienti, che provenivano anche dalle province di Bergamo e Brescia. Per la maggior parte le ballerine sono straniere: rumene, sudamericane o dell’Europa orientale. Nella serata di sabato scorso erano presenti 12 ballerine, di cui 4 italiane e 8 straniere. Al controllo ha partecipato, assieme all’Arma, il nucleo dell’ispettorato del lavoro di Cremona: su 12 ragazze, tre non erano assunte. Quindi sono state emesse sanzioni per 6mila euro. L’attività è stata sospesa fino al pagamento della somma. Sulla porta d’ingresso del “Le Birbe” appare il cartello di sequestro applicato dai carabinieri.

Ridotto il consumo di suolo, ma solo sulla carta

Cremona Il Comune di Cremona gongola, dichiarando la riduzione di 100mila metri quadrati di consumo di suolo al termine della variante al piano di governo del territorio. E’ questa la proposta che l’assessore Andrea Virgilio, assieme al dirigente Marco Masserdotti, ha presentato ieri in commissione Territorio, discutendo delle istanze di costruzione di edifici residenziali pervenute dai privati. Del calcolo non fa parte la più grande lottizzazione della storia di Cremona, autorizzata dall’amministrazione Galimberti per 300mila metri quadri in via Mantova. La riduzione del consumo di suolo è soltanto effetto della cancellazione dal Piano di governo del territorio di alcuni piani attuativi che le imprese edili potevano realizzare ma che hanno lasciato sulla carta. Nel realtà il consumo di suolo aumenterà, non appena in via Mantova inizieranno i lavori, mentre in via Flaminia, malgrado l’autorizzazione del Comune, il cantiere non è mai iniziato per mancanza di richieste. Invece a sud del quartiere Maristella, a Bagnara e a Cavatigozzi i piani attuativi residenziali vengono revocati: le aree tornano quindi agricole per un totale di 117mila metri quadrati. Si costruisce comunque ancora, in altre zone di Cremona di piccole dimensioni, come a San Savino nei dintorni del cimitero. Viene ampliato un lotto edificabile che figura in area agricola, che il Comune considera più una razionalizzazione che un ampliamento, dato che si tratta di un giardino di proprietà.

Viene invece respinta dall’amministrazione la richiesta di una nuova area edificabile residenziale al Boschetto, e accettata la trasformazione di parte dell’ex Cral dell’Enel in area di servizi. In via Biancospini proseguirà il piano di recupero dell’ex caseificio: l’area sarà considerata non più come cascina ma come frazione urbana, con un piano di ristrutturazione e nuova edificazione. Nessun consumo di suolo agricolo nemmenno in via Livrasco, presso una cascina. In via Giuseppina invece un edificio sorto fra gli anni Cinquanta e Sessanta non viene ritenuto di valore storico, quindi sarà escluso dal centro storico minore per far parte di una zona di espansione. La nuova legge regionale sul consumo di suolo è entrata in vigore, quindi anche il Comune di Cremona ha analizzato tutti gli ambiti di trasformazione e ha quindi iniziato a lavorare con il concetto di bilancio ecologico del suolo. I Comuni dovranno poi attendere l’approvazione del piano regionale territoriale e del piano provinciale di Cremona, che assegnerà a ogni Comune una porzione di consumo di suolo da ridurre. L’assessore Andrea Virgilio ha sottolineato l’approccio non ideologico del Comune, ottenendo ancora una volta il consenso dell’ex assessore del centrodestra Federico Fasani.

Evasione fiscale, altri 3.600 avvisi di accertamento dal Comune

CREMONA L’ufficio entrate del Comune ha riaccertato gli importi da riscuotere per il recupero dell’evasione fiscale, una delle voci più rilevanti del bilancio dell’amministrazione, sottoposta a un costante monitoraggio, con aggiornamenti ogni tre mesi. Il precedente resoconto risaliva a settembre, l’ultimo si riferisce alla situazione del 15 novembre, comprendendo anche sanzioni e interessi di mora sinora mai versati. In tutto il Comune può esigere dai contribuenti non in regola due milioni e 100mila euro, come determinato da Mario Vescovi, che guida l’unità di staff economico-finanziaria. Sono 1.040 gli avvisi di accertamento già emessi dal Comune a chi non ha pagato la Tari, per un totale di 490mila euro. Sempre nel periodo di accertamento che va da gennaio a novembre, l’amministrazione ha individuato anche un’evasione Tarsu da 281mila euro, per un totale di altri 522 avvisi. Restano ancora da riscuotere altri 33mila euro mai pagati di Ici, con altri 67 avvisi. L’evasione fiscale, causata da svariati fattori, dalla mancanza di liquidità dei contribuenti alla fragilità sociale ai comportamenti più negativi, ha invaso ormai tutti i settori possibili in modo significativo. Il Comune ha verificato un ammanco di un milione e 171mila euro nell’importo dovuto per l’Imu, con 1.199 avvisi. Sono stati emessi poi altri 682 avvisi di pagamento per un totale di 124mila euro ancora da pagare per la Tasi. In tutto sono circa 3.200 avvisi di pagamento. Soldi che necessitano al Comune per completare il bilancio annuale e che hanno richiesto una revisione della riscossione, che ha dovuto diventare più scrupolosa ed efficace. L’avanzo di amministrazione permette agli uffici di proseguire con discreta serenità; vista però l’incidenza dell’evasione, contemporaneamente al calo dei finanziamenti statali e al dimezzamento di un capitolo di entrate importante come gli oneri di urbanizzazione, a causa della crisi del mercato immobiliare – da quattro milioni annui a due – per l’amministrazione cittadina è diventato tanto più necessario seguire con la massima cura la riscossione, sia per questioni di equità che di bilancio. Oltretutto il numero di avvisi, a quanto risulta, sta ancora aumentando lentamente, da tremila a 3.200 quest’anno. 

Crescono i consensi per il Tibre ferroviario

CREMONA Prosegue spedita la lotta dei comitati, delle associazioni e degli enti locali, malgrado la freddezza del Comune di Cremona, per realizzare il Tibre ferroviario e, di conseguenza, affossare definitivamente il progetto di autostrada Cremona Mantova. Il presidente della Provincia Davide Viola ha accettato il ruolo di coordinamento tra tutti i soggetti e i territori interessati dal Tibre ferroviario, richiesto da Cesare Vacchelli, del comitato No autostrade, per dare più incisività alle richieste rivolte alle istituzioni. Il consenso del ministro Graziano Delrio e del presidente della Regione Roberto Maroni sembra conquistato: è il momento, come ha sottolineato Cesare Vacchelli nella festa della Sinistra di Gussola, di raggiungere il risultato finché le circostanze sono favorevoli, prima che il quadro politico possa cambiare pesantemente a favore dei sostenitori delle nuove, costose autostrade. La “cura del ferro”, come la chiama Delrio, è tantopiù necessaria visto il cambiamento climatico, e anzi obbligata, dal momento che la Svizzera ha limitato il transito ai camion italiani, e così come farà l’Austria non appena avrà potenziato le ferrovie. L’Italia è arretrata e ancora fa viaggiare la stragrande maggioranza delle merci su strada, quando gli Stati europei privilegiano le ferrovie. Una scelta ecologica, visto il cambiamento climatico e la continua, grave siccità, ed economica, perché i Tir, con i loro pesi enormi, distruggono strade la cui manutenzione costa ormai troppo agli enti locali. La variante piadenese della Tibre, poi, costa circa 600 milioni di euro in meno e abbrevia il percorso tra Parma e Verona, evitando i costi enormi dell’alternativa di Suzzara, che Piadena ha superato già nella programmazione nazionale e regionale lombarda. Il territorio inoltre ha bisogno di mobilità leggera per essere valorizzato e conosciuto, favorendo turismo, enogastronomia e zone naturalistiche, oltre agli interscambi, come nell’area di Bozzolo. Lo hanno ribadito, con Cesare Vacchelli, cinque sindaci del territorio casalasco, mantovano e parmense. Sempre i sindaci sono pronti a battersi con per migliorare le condizioni dei trasporti ferroviari. Il governo ha stanziato 310 dei 900 milioni necessari alla riqualificazione della Milano Cremona Mantova, nel tratto Codogno-Mantova, tuttavia la serie di disservizi chiede interventi urgenti. La Brescia Parma, che attraversa il Casalasco, costringe studenti e lavoratori a condizioni da terzo mondo, e la Cremona Brescia non è da meno. Lunedì da Brescia alle 17.49 sono partite due carrozze diesel senza aria condizionata e una temperatura interna misurata a 34.3 gradi. Lunedì mezz’ora, martedì 20 minuti di ritardo per il treno delle 16.24 da Cremona. 

Semafori, guasti a ripetizione: irrompe la giustiziera Ceraso

CREMONA Citelum è già nel mirino. L’ex assessore Maria Vittoria Ceraso, dopo aver tanto criticato assieme al centrodestra e ai 5 stelle la procedura complessa con cui il Comune ha assegnato l’appalto alla società francese, non perdona e presenta un’interrogazione scritta sul ritardo nella manutenzione dei semafori. Guasti che un’azienda municipalizzata come l’Aem di un tempo avrebbe riparato subito, mentre la concessione comunale alla multinazionale francese si è presentata subito con alcuni disservizi nella soluzione dei guasti ai semafori. Il caso di via Persico al Maristella è emblematico: dopo due settimane dalla segnalazione rimane il giallo intermittente perenne, quindi per regolare il traffico non resta che gravare sulla polizia municipale. E dire che l’intenzione manifestata dal sindaco Galimberti e della giunta, oltre che di Servizi per Cremona, dal primo gennaio incorporata da Aem, era opposta: garantire cioè interventi tempestivi di manutenzione stradale, secondo la gravità, su segnalazione dei cittadini, per evitare ad esempio che le buche stradali, a volte pericolose per biciclette e veicoli, durassero mesi. Nei confronti di Citelum, che fa capo al colosso transalpino EdF, inoltre, l’amministrazione ha sempre rivendicato il proprio ruolo di controllo, parlando di investimenti finalizzati a rendere Cremona decisamente più moderna, anzi una vera e propria smart city. Ci pensa però Maria Vittoria Ceraso a contestare i proclami sui risparmi apportati dalla convenzione con Citelum: va tenuto conto infatti del lavoro in più svolto dai vigili, mentre il nuovo numero verde e l’indirizzo email, che sembravano garantire manutenzioni veloci, non hanno dato soluzioni. La serie dei guasti si allunga e non si limita al quartiere Maristella: all’inizio di maggio è toccato all’incrocio fra le vie Postumia, Tonani, Buoso da Dovara e Pippia, con disagi per diversi giorni. Poi sono andati in tilt i semafori dell’incrocio tra via Massarotti e via Trebbia, accanto a una scuola. Inoltre l’ex comandante dei vigili Germanà Ballarino, da quanto si è saputo, ha protocollato una lettera in cui segnala il mancato tempestivo intervento di Citelum in via Dante, via Orti Romani e via Belfiore, per lo stesso tipo di disservizio. Ceraso, dunque, chiede al sindaco quanti giorni vengono concessi a Citelum per le riparazioni e se è prevista una penale.

Malvezzi: ecco perché l’inceneritore non sarà chiuso

C’è un motivo, secondo Carlo Malvezzi, per cui l’inceneritore continuerà a funzionare fino al 2029. Dipende dal teleriscaldamento. Il calore dell’inceneritore infatti è inquadrato dalle norme come fonte rinnovabile e quindi premiato. Chiuso l’impianto, il teleriscaldamento dovrebbe funzionare mediante una caldaia, dunque senza incentivi per le rinnovabili. La conseguenza sarebbe un incremento dei costi del 30%, che ricadrebbe sugli utenti, fra i quali molti condomini popolari, che non potrebbero pagare, facendo salire i costi per il Comune o per l’azienda. Troppo costoso, quindi, chiudere l’inceneritore: né il Comune né Lgh, ormai socio di minoranza di A2A, potrebbero permettersi la spesa. Il programma di chiusura è economicamente insostenibile, e la stessa lettera di Lgh, che si è detta disposta alla dismissione entro il 2024, in realtà non presenta altro che una proposta di studio troppo generica per essere realistica. Chi infatti realizzerebbe l’alternativa dell’economia circolare, con decine di migliaia di rifiuti indifferenziati da riciclare? Il consigliere regionale indica poi un fatto: stamattina, nella conferenza dei servizi che ha rinnovato l’autorizzazione integrata ambientale dell’inceneritore, era presente una sola persona per il Comune di Cremona: la funzionaria Cinzia Vuoto, la quale ha votato sì al funzionamento dell’impianto fino al 2029, come previsto dallo Sblocca Italia, ormai legge.

Il Comune da parte propria vorrebbe attivare il teleriscaldamento tramite l’acciaieria Arvedi: è già previsto dall’autorizzazione integrata ambientale il nuovo servizio per 300 utenze nelle immediate vicinanze, quindi soprattutto a Spinadesco. Un progetto per il collegamento del teleriscaldamento da Cavatigozzi a Cremona non c’è e sembra inoltre molto costoso da realizzare.