Categoria: economia

L’acqua pubblica ha un nuovo socio: la banca privata

CREMONA Un taglio di circa 60 milioni di euro agli investimenti previsti dal Piano ambito, che da 436 milioni scendono a 375, mentre si fa sentire un fabbisogno finanziario di 115 milioni, che si traduce in mutui da sottoscrivere presso le banche private. Sono questi i punti salienti dell’intervento del sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, che nell’assemblea dei Comuni azionisti di Padania Acque ha votato no, confermando il no dell’anno scorso, per una scarsa considerazione delle alternative possibili. In un periodo di penuria d’acqua, in una provincia assetata di irrigazioni, nel momento di approvare un piano d’interventi programmati fino al 2043, la priorità diventa la bancabilità del gestore del servizio idrico. Non c’è stato dibattito fra i sindaci: nel distretto Cremonese i presenti erano 5 su 47, così non si è discusso nemmeno dell’opportunità di ottenere finanziamenti pubblici dalla Banca europea degli investimenti, che pone tra le priorità l’acqua, né della Cassa depositi e prestiti quando i tassi d’interesse sono particolarmente bassi. Maria Grazia Bonfante protesta per la totale mancanza di un dibattito politico tra i sindaci azionisti, per lasciar prevalere la scelta “tecnica” di affidarsi a banche private, che da parte loro inevitabilmente chiedono garanzie per tutelarsi anche negli scenari peggiori. Sarebbe stato opportuno discutere della razionalizzazione dei depuratori e degli acquedotti, della riduzione dei consumi d’acque, delle soluzioni tecniche per alleviare le carenze idriche e del miglioramento costante della qualità dell’acqua. Invece Bonfante fa notare che il consiglio d’amministrazione dell’Ato scrive nelle considerazioni finali, pur avendo compiti di controllo e programmazione, che “non è stato possibile effettuare un’accurata analisi del documento presentato da Padania Acque il 14 luglio scorso”, documento che ora viene analizzato invece dagli advisor finanziari delle banche. Sarebbero queste, affidate alle banche private, le politiche migliori per la tutela del servizio idrico pubblico? Il sindaco di Vescovato ha votato contro anche ricordando che Padania Acque paga il prezzo delle reti idriche che il Comune di Cremona non ha messo a disposizione, ma ha ceduto incidendo sull’indebitamento della società di via del Macello. E’ stata una scelta politica, perché “la normativa non imponeva l’acquisto delle reti idriche del Comune di Cremona”. La cosiddetta “bancabilità” di Padania Acque, in seguito a una serie di scelte politiche e tecniche non discusse adeguatamente dai sindaci del territorio, alla fine ha prevalso sulla tutela del carattere pubblico del bene acqua.

Cresce la produzione industriale ma non crea posti di lavoro

CREMONA Torna a crescere la produzione industriale in provincia di Cremona, che segna più 1,9% fra aprile e giugno e un robusto più 4,3% sullo stesso periodo dell’anno scorso, senza però alcuna conseguenza positiva per l’occupazione, rimasta invariata: più 0% in tre mesi e più 0,1 in un anno. L’andamento del secondo trimestre di quest’anno, nel comparto manifatturiero, come risulta dai dati congiunturali commentati dalla Camera di commercio, è legato ai mercati internazionali (più 9,7% gli ordinativi esteri) che hanno favorito il rimbalzo dell’economia cremonese, dopo il primo trimestre negativo in contrasto con le  statistiche regionali. Infatti gli ordinativi mostrano variazioni rilevanti: nel secondo trimestre sono scesi del 3,9, salendo invece del 3,2 in un anno. Quasi invariato il fatturato, che cresce dell’1% nella tendenza annuale. La Lombardia va peggio di Cremona e vede calare la produzione dello 0,1% nel secondo trimestre, con una crescita del 2,5 nei 12 mesi. Aumenta però, sul piano regionale, l’occupazione: più 0,5 in un anno e più 0,2 nel secondo trimestre 2017. Rispetto all’inizio della crisi economica, e prendendo come punto di riferimento l’anno 2010 con un valore base di 100, oggi la produzione industriale vale 109 e dunque ha già recuperato la recessione, mentre la produzione artigianale, anche se in crescita, è ancora ferma a 96, inferiore ai livelli pre-crisi.

Dunque la ripresa non ha generato in un anno un incremento occupazionale, mentre i vantaggi hanno riguardato soprattutto le aziende maggiori. L’artigianato produttivo è comunque in ripresa, sia sul trimestre che sui 12 mesi e ha creato occupazione: più 1,5% negli ultimi tre mesi, con un dato stabile rispetto allo stesso periodo del 2016.

Il campione analizzato dalla Camera di Commercio assieme alle associazioni di categoria comprende 135 aziende di tutti i comparti.

 

Evasione fiscale, altri 3.600 avvisi di accertamento dal Comune

CREMONA L’ufficio entrate del Comune ha riaccertato gli importi da riscuotere per il recupero dell’evasione fiscale, una delle voci più rilevanti del bilancio dell’amministrazione, sottoposta a un costante monitoraggio, con aggiornamenti ogni tre mesi. Il precedente resoconto risaliva a settembre, l’ultimo si riferisce alla situazione del 15 novembre, comprendendo anche sanzioni e interessi di mora sinora mai versati. In tutto il Comune può esigere dai contribuenti non in regola due milioni e 100mila euro, come determinato da Mario Vescovi, che guida l’unità di staff economico-finanziaria. Sono 1.040 gli avvisi di accertamento già emessi dal Comune a chi non ha pagato la Tari, per un totale di 490mila euro. Sempre nel periodo di accertamento che va da gennaio a novembre, l’amministrazione ha individuato anche un’evasione Tarsu da 281mila euro, per un totale di altri 522 avvisi. Restano ancora da riscuotere altri 33mila euro mai pagati di Ici, con altri 67 avvisi. L’evasione fiscale, causata da svariati fattori, dalla mancanza di liquidità dei contribuenti alla fragilità sociale ai comportamenti più negativi, ha invaso ormai tutti i settori possibili in modo significativo. Il Comune ha verificato un ammanco di un milione e 171mila euro nell’importo dovuto per l’Imu, con 1.199 avvisi. Sono stati emessi poi altri 682 avvisi di pagamento per un totale di 124mila euro ancora da pagare per la Tasi. In tutto sono circa 3.200 avvisi di pagamento. Soldi che necessitano al Comune per completare il bilancio annuale e che hanno richiesto una revisione della riscossione, che ha dovuto diventare più scrupolosa ed efficace. L’avanzo di amministrazione permette agli uffici di proseguire con discreta serenità; vista però l’incidenza dell’evasione, contemporaneamente al calo dei finanziamenti statali e al dimezzamento di un capitolo di entrate importante come gli oneri di urbanizzazione, a causa della crisi del mercato immobiliare – da quattro milioni annui a due – per l’amministrazione cittadina è diventato tanto più necessario seguire con la massima cura la riscossione, sia per questioni di equità che di bilancio. Oltretutto il numero di avvisi, a quanto risulta, sta ancora aumentando lentamente, da tremila a 3.200 quest’anno. 

Poste, le raccomandate lasciano via San Bernardo: la Cisl boccia il progetto

CREMONA A partire da domani le Poste attivano un nuovo progetto per la consegna delle raccomandate inesitate, cioè non ritirate dal destinatario. Chi non sarà presente all’arrivo del portalettere, non dovrà più recarsi nella sede di via San Bernardo 47 H bensì nell’ufficio postale considerato “di prossimità”. E da questo punto secondo Pietro Triolo Cisl iniziano i guai. Non è sempre chiaro infatti qual è l’ufficio postale più vicino, per i residenti di Cremona, dato che non poche sedi si trovano in centro o a ridosso del centro, senza equa distribuzione sul territorio. Inoltre chi era assente al momento della consegna della raccomandata, dell’assicurata o degli atti giudiziari – posta dunque di importanza particolare – dovrà fare i conti con le ferie del personale, le chiusure estive e i turni pomeridiani. La razionalizzazione è già partita tuttavia il progetto è stato calato dall’alto, senza alcun confronto con i rappresentanti sindacali, che temono disservizi per i cittadini, al punto da bloccare il progetto a Crema e Casalmaggiore, dove le chiusure estive degli uffici avrebbero costretto i destinatari a ritirare le inesitate quattro giorni dopo, poiché sta ancora continuando il recapito della corrispondenza a giorni alterni. E’ il secondo cambiamento per la distribuzione delle raccomandate inesitate, che per un lungo periodo sono state ritirate dai cremonesi in via Verdi, poi dal 30 dicembre 2013 hanno cambiato sede, per evitare i problemi della zona a traffico limitato e scoprire invece i disagi del caos, per il gran traffico riversatosi nella piccola via nei paraggi del cimitero. Risolte le complicazioni, ora si cambia di nuovo, col rischio che manchino spazi adeguati negli uffici, che il personale non sia stato formato e non sia sufficiente e si creino attese più lunghe. C’è un inconveniente in più per chi non usa abitualmente le tecnologie più avanzate. Infatti chi andrà a ritirare la raccomandata nell’ufficio sbagliato, poiché abita a metà strada fra due sedi, si troverà a usare il codice a barre su apparecchio che mostrerà con una scritta luminosa l’indirizzo dell’ufficio postale in cui si trova la raccomandata non recapitata. Ancora una volta, secondo Pietro Triolo, le Poste presuppongono una familiarità con la tecnologia che non tutti hanno, come dimostra l’esperienza di ogni giorno.

Aumentano gli insoluti, Comune a caccia dei debitori

 

 

CREMONA Lotta dura da parte del Comune al fondo crediti di dubbia esigibilità, che entro la fine dell’anno dovrà diminuire di almeno 400mila euro. Il fondo infatti comprende tutti i crediti – come le multe e i tributi locali, particolare la tassa rifiuti – che il Comune teme di non poter più incassare, per l’insolvenza dei creditori, che siano incolpevoli o no. Per effetto della crisi economica o altre ragioni, su 100 euro di multa ne entrano in cassa mediamente solo 40. L’effetto dei mancati pagamenti nei confronti del Comune è che il fondo crediti è arrivato a 10 milioni e 600mila, in aumento di diversi milioni rispetto agli ultimi anni, con il rischio di un incremento fino a 13 milioni a fine anno: davvero tanti su un bilancio di 73 milioni di entrate. Soldi che quindi il Comune deve accantonare e pagare con i soldi dei contribuenti onesti, evitando così di fare investimenti e di sostenere varie attività, come la spesa sociale. In tutto i crediti maturati e non riscossi dal Comune al primo gennaio ammontano a 37 milioni, con l’obiettivo di recuperarne la metà.  L’inquietante dato è emerso durante la commissione bilancio di ieri, nella quale sono intervenuti l’assessore Maurizio Manzi e il ragioniere capo Paolo Viani. L’impegno sulla riscossione, tramite Abaco, si fa quindi pressante. Intanto la rottamazione delle cartelle comunali ha dato risultati soddisfacenti: 99 soggetti hanno aderito per un importo di 220mila euro. Nel previsionale 2017 presentato dall’assessore Manzi non si fa uso di derivati, non ci sono debiti fuori bilancio né anticipazioni di tesoreria, mentre cala l’indebitamento e gli equilibri sono al sicuro, con applicazione dell’avanzo d’amministrazione per oltre due milioni. I pagamenti delle fatture, da parte dell’amministrazione, resta però nei tempi previsti.

Il Piano delle opere pubbliche, fatto di manutenzioni, conferma che l’austerità è la caratteristica di questi anni. Una novità è il contributo di 1 milione e 107mila euro da parte del Gse, gestore nazionale dei servizi energetici, per l’efficientamento energetico della scuola Monteverdi. Con il contributo della Regione, l’importo dei lavori arriva quindi a un milione e 700mila euro.

Altro contributo in arrivo è quello delle ferrovie di Stato, di 230mila euro, che permettono al Comune di rendere pubblico il sottopasso privato ciclopedonale di Picenengo. L’amministrazione collocherà una pompa per il recupero dell’acqua e l’illuminazione. Discussione aperta in commissione, inoltre, sui rapporti con la Fin: il ragioniere capo ha chiarito che la vertenza sui contributi versati al gestore della piscina non è un fatto contabile, bensì legale. Non ci sono nel bilancio residui passivi o attivi riferiti alla Fin.

Ricorso amaro contro l’Inail, l’odissea di un operaio

 

CREMONA Tempi lunghi all’Inail, e dopo tre anni la malattia professionale viene risarcita con meno soldi. E’ solo una delle critiche di un operaio cremonese, che nel 2012 si è visto riconoscere il danno biologico dalla ditta ma non dall’Inail, che invece si è opposto. All’ex lavoratore, ormai cinquantenne, non è restato altro che fare ricorso in tribunale, per trovare un’altra amara sorpresa: il risarcimento danni, per un’invalidità del 9% al ginocchio e in vari punti del corpo, che consente solo la liquidazione non una pensione, è sceso di oltre 3mila euro proprio per l’aumento dell’età. La sentenza del tribunale di Cremona risale al 16 giugno, la liquidazione degli attesi 7.500 euro invece si fa ancora attendere: altro disagio per una persona in stato di disoccupazione da più di sette anni, anche a causa della crisi economica e occupazionale. Il consulente tecnico d’ufficio (Ctu) del tribunale ha dato ragione all’ex lavoratore e torto all’Inail, mentre la richiesta d’invalidità al 13% è stata ridotta al 9%. E’ stata necessaria anche un’operazione chirurgica, nel 2010 alla casa di cura San Camillo. I tempi lunghi hanno fatto sì che, secondo le tabelle dell’Inail, l’età più elevata facesse diminuire il risarcimento da 11mila a 7.500 euro. Una delle malattie professionali, tra l’altro, la discopatia, nemmeno figura nelle tabelle dell’istituto nazionale d’assicurazione sul lavoro. Una complicazione in più per chi cerca lavoro senza poter far sapere al futuro datore di lavoro, ancora non trovato, la percentuale d’invalidità e le condizioni ufficiali di efficienza fisica. E dire che la ditta privata aveva versato subito il dovuto, a condizione di non rivelare l’evento negativo, dopo un rapporto di lavoro durato dieci anni: per questo proteggiamo l’anonimato dell’ex dipendente. Non è l’unico caso: un altro operaio, ferito dalla caduta di un attrezzo da diversi metri, dopo una serie di operazioni chirurgiche e una lunga riabilitazione, si è ritrovato senza posto di lavoro, a causa delle assenze, e senza nemmeno pensione d’invalidità. Pur avendo perso l’uso di una gamba deve tornare a cercare lavoro.

 

Poste, disservizi e sciopero bianco

CREMONA Ancora disservizi nel recapito della corrispondenza in provincia di Cremona, all’inizio di un’estate che si preannuncia calda per i dipendenti, al punto che quattro sindacati – Cisl, Failp, Confsal e Ugl – hanno proclamato uno sciopero degli straordinari dal 26 giugno al 7 luglio. In provincia di Parma oggi si è celebrato un matrimonio con un invitato in meno, perché la partecipazione non è mai arrivata a Grumello, nemmeno dopo un mese: destinataria era la capogruppo dell’opposizione Mara Gandini, che per motivi di lavoro non si è potuta programmare. A Soresina un ragazzo di 17 anni, dopo due mesi, non ha ricevuto la nuova tessera sanitaria che attendeva dall’Ats, nei cui uffici di via San Sebastiano si era recato col padre. Disavventura anche per una signora, che dopo il decesso di una familiare lo scorso 13 aprile, si è vista recapitare i telegrammi di condoglianze tutti nello stesso giorno, il 5 maggio. A Grumello, inoltre, più volte la posta di via Fermi 55 è stata consegnata poco più in là, al civico 35: chi l’ha ricevuta l’ha poi ridistribuita personalmente al vicino di casa. Sono alcuni degli ultimi disservizi nel recapito, episodi spiacevoli tuttavia non così frequenti come nello scorso inverno. Non ci sono più tonnellate di posta in giacenza a Cremona: solo alcuni accumuli sul territorio, a macchia di leopardo. Per i dipendenti postali l’estate non è iniziata serenamente, nemmeno se si è ridotta la corrispondenza, come in ogni periodo estivo. La razionalizzazione ha però lasciato il segno: in provincia mancano 40 dipendenti su 213 nel recapito della corrispondenza, e altri 20 su 180 nel settore del mercato privato, cioè nei servizi alle imprese. Non si tira il fiato e qualcuno non riesce ad andare in pensione. La conflittualità tra l’azienda e i sindacati rimane viva. A Cremona in particolare ci sono stati disservizi nel ritiro delle raccomandate, che non sono più messe in giacenza presso l’ufficio postale, bensì in un deposito che si trova in prossimità. Il disagio dell’utente consiste, in diversi, nello spostarsi da un ufficio all’altro per trovare la tanto attesa lettera raccomandata.

Aem, come e perché sono state vendute le azioni di A2A. Bilancio in utile dopo il risanamento

Molte le novità nella risanata Aem, che non figura più nell’albo soci di A2A, avendone venduto le azioni, pur rimanendo strettamente legata ad A2A tramite Lgh. Fiorella Lazzari, dal cda di Aem, è infatti nel cda di Lgh. 

 

CREMONA Aem due anni fa era sul punto di portare i libri in tribunale e ora, presentando il bilancio 2016 nella nuova sede di via Persico 31, può vantare utili netti da 136.861 euro, rispetto alla perdita di 3 milioni del 2015, e una riduzione del debito da 100 a 10 milioni. Nel 2015 il passivo era arrivato a 42 milioni, contando anche le svalutazioni e gli accantonamenti, fra cui la svalutazione di Lgh legata all’offerta di A2A. Un risultato quindi particolarmente positivo: lo ha sottolineato il sindaco Gianluca Galimberti a fianco del presidente Aem Massimo Siboni dei vertici di Servizi per Cremona, Elena Bernardini e Paolo Fulvio. Un risanamento a tempo di record rispetto alla media, nel quale non tutti hanno creduto: Siboni anzi ricorda di aver subito polemiche e derisioni nelle riunioni di commissione. Il piano di risanamento è stato asseverato il 4 agosto 2016. Aem Cremona non possiede più dall’agosto scorso le azioni A2A: i 15 milioni di azioni sono stati ceduti nel corso di un mese, a tranches, con un plusvalore di circa 11mila euro in un periodo negativo per il mercato azionario. La partnership resta solida: Aem è legata ad A2A tramite Lgh, non più direttamente tramite le azioni, vendute per completare il piano di risanamento.

Siboni ha fatto sapere che Aem è stata audita dall’Anac mercoledì scorso, per ribadire che non c’è stata una vendita ma una partnership con A2A. Non c’è ancora una data per la conclusione dell’indagine Anac. I cambiamenti a Cremona, intanto, non sono finiti. Lgh lascia via Persico e si trasferisce nel polo tecnologico di via Macello, dove la bonifica da amianto è stata complessa. Gli uffici del settore mobilità del Comune saranno spostati in via Persico, assieme al settore segnaletica. La sede Aem di viale Trento Trieste rimane aperta. La razionalizzazione delle partecipate continua: la giunta a fine mese e poi il consiglio comunale, il 10 luglio, discuteranno del nuovo piano, che farà sì che resti una sola azienda, Aem. Servizi per Cremona verrà infatti incorporata, grazie al cambiamento della normativa nazionale. Molti i cambiamenti. L’illuminazione pubblica, grazie all’appalto a Citelum, ora è a costo zero, quando in passato Aem pagava da 500mila a più di un milione all’anno. La sosta, inoltre, ha procurato un margine netto di 500mila euro nel 2016. I debiti verso i fornitori sono equivalenti a zero: Aem ha pagato tutti nei tempi previsti.

Agricoltura e zootecnia verso l’insostenibilità

 

 

CREMONA Il sistema della zootecnia diventa difficilmente sostenibile. Lo dimostra il comunicato diffuso stamattina dalla Coldiretti: le vacche da latte stanno producendo fino al 20 per cento in meno rispetto ai periodi normali, a causa del caldo. Manca l’acqua, al punto che in alcune stalle sono entrate in funzione le autobotti per il rifornimento. Lo stress del caldo fa sì che una mucca beva 140 litri al giorno, anziché i 70 litri del periodo più temperato, quando la temperatura resta fra i 22 e i 24 gradi, mentre in questi giorni si mantiene attorno ai 35 gradi. Negli allevamenti in provincia di Cremona, secondo i dati della Camera di commercio, i bovini sono aumentati da 288mila a 295mila, fra il 2013 e il 2016 e anche le vacche da latte sono aumentate da 146mila a 148mila. La produzione di latte è cresciuta negli ultimi due anni e nell’ultima campagna, conclusa in marzo, è salita a un milione e 122mila tonnellate, seconda in Lombardia soltanto alla provincia di Brescia, secondo i dati della Regione. E’ cresciuta nello stesso tempo la produzione di mais ibrido e frumento tenero, orzo e soia, resta elevata quella di pomodoro (dati Istat). Produzioni che richiedono ampia disponibilità di acqua. Così la provincia di Cremona, terra di grana padano, è tra le più esposte all’emergenza idrica e alla siccità. Per il direttore del Consorzio irrigazioni cremonesi Stefano Loffi, però, la soluzione non sono i laghi da creare nelle ex cave, proposti già nel 2005 come riserva idrica dal Centro per lo sviluppo del Polo di Cremona e riproposti recentemente da Coldiretti e da un’associazione ambientalista. Si tratterebbe di 90 milioni di metri cubi d’acqua, per un totale presunto di 2.891 laghi di cava in Lombardia. Loffi sostiene che questo eventuale tipo di rimedio danneggerebbe le falde freatiche, con le quali gli ex laghi di cava comunicano. L’unica certezza rimane la penuria di acqua: un dato stabile negli ultimi anni, in seguito al cambiamento climatico. Le piogge infatti sono dimezzate e l’accaparramento idrico penalizza i territori del Sud Lombardia a vantaggio del Nord. Nei prossimi due giorni, però, le previsioni meteo dell’Arpa non concedono tregua: a Cremona anzi le temperature, sono in lieve aumento: oggi la massima è 33,7.

 

 

Dunas, i cittadini annullano la tassa

SONCINO Il consorzio di bonifica Dunas di Cremona ha inviato i primi avvisi di pagamento e i cittadini li annullano, rispondendo per le rime con una lettera consigliata dal Comune di Soncino, che non riconosce la legittimità del prelievo fiscale. L’obiettivo dei cittadini che sostengono l’iniziativa dell’amministrazione guidata dal sindaco Gabriele Gallina, capofila di 38 Comuni della zona di Crema, è invalidare gli avvisi di pagamento, prima che si trasformino in cartelle esattoriali che non si potrà non pagare a Equitalia.Il tono della lettera è perentorio: “Evidenzio come la pretesa impositiva di codesto Consorzio sia priva di fondamento, nonché illegittima sotto più profili”. Ai sostenitori del ricorso al Tar non risulta “alcuna attività seriamente e concretamente apprezzabile” da parte del consorzio Dunas nell’area in cui si trovano gli immobili, abitazioni o imprese, soggetti a prelievo fiscale; insomma non ci sarebbe alcun beneficio che il Dunas arreca ai cittadini per cui richiedere un compenso. La stessa procedura autorizzativa degli avvisi di pagamento non sarebbe affatto regolare. La Regione, aggiunge la lettera dei ribelli al balzello consortile, non ha nemmeno approvato il Piano generale di bonifica, senza il quale non ha ragion d’essere nemmeno il Piano di classificazione degli immobili emesso dal consorzio Dugali, Naviglio, Adda-Serio. 

 Un vero braccio di ferro, in attesa della sentenza del Tar di Brescia, che sinora ha negato la sospensiva. E al Tar, il Comune di Cremona, contestato dai ricorrenti come il Dunas e la Regione Lombardia, si troverà in causa contro 38 Comuni e un’azienda agricola. Il Comune di Crema non è entrato in causa, sostenendo che le decisioni sono della Regione e che al prelievo fiscale, di poche decine di euro, corrispondono alcuni lavori pubblici effettivamente compiuti dal consorzio a Crema.