Categoria: animali

Il mistero dei due canili

CREMONA Il Comune di Cremona, dopo una decina d’anni di deroga, ha deciso di mettersi in regola, dando un incarico a un professionista esterno, Sergio Consolandi, per la progettazione del canile sanitario, dove i quadrupedi vaganti vengono gestiti dall’Ats per dieci giorni, isolati nei box, identificati e sottoposto a eventuali trattamenti profilattici, a difesa della salute pubblica. Dopo dieci giorni i quadrupedi vengono inviati al canile rifugio, dove vengono presi in carico, oppure, per quanto sia poco probabile, vengono riscattati dai legittimi proprietari. E iniziano i problemi, perché l’associazione Zoofili Cremonesi ha da poco realizzato il proprio canile sanitario, con dieci box per i cani vaganti accalappiati dall’Ats. Quindi i canili sanitari di Cremona potrebbero essere due, uno del Comune, che ha già previsto una spesa di 90mila euro per realizzarlo, e uno privato, quello dell’associazione che attualmente si trova in conflitto con il Comune.

E’ la storia del ricorso al Tar, vinto dall’associazione cremonese, contro l’affidamento diretto dato dall’amministrazione Galimberti a “La cuccia e il nido” di Calvatone, a circa 41 chilometri, una destinazione considerata troppo lontana per recuperare i cani smarriti. Occorreva per l’associazione una gara legittima. Il Comune però prepara il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar: nel frattempo l’associazione Zoofili, che si costituisce in giudizio, si è dotata di un canile completo e a norma di legge, sia sanitario che rifugio, per potersi associare quindi con i Comuni del circondario, mentre il Comune di Cremona si rivolge ancora a Calvatone, con una convenzione da 100mila euro annui più altri mille euro per i mangimi speciali. L’amministrazione cremonese sostiene di aver risparmiato 100mila euro grazie alla convenzione con i casalaschi: sono però i cremonesi che hanno dovuto mettersi in viaggio a protestare.

Ci sono per ora una cinquantina di quadrupedi nel rifugio dell’associazione di via del Casello, con un aumento di richieste di abbandono di cani da parte dei proprietari, come succede regolarmente nel periodo estivo. Gli abbandoni però si effettuano a Calvatone.

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che vedrà il Comune e l’associazione di nuovo contrapposti, l’amministrazione dovrà adeguarsi, e a questo punto ogni soluzione è possibile, anche una concorrenza cittadina tra canili nuovi. Nei giorni scorsi l’assessore Alessia Manfredini, assieme ai funzionari comunali, ha compiuto un sopralluogo a “La Cuccia e il nido” di Calvatone, dove i cani sono in aumento, ben 91 nel 2017.

 

In 1.420 contro le nutrie

Entro oggi l’amministrazione provinciale avrebbe dovuto approvare il bilancio: non è stato possibile per le ragioni più volte spiegate. E’ stato però attuato, e presentato stamattina in conferenza stampa, l’ennesimo piano nutrie, “per il contenimento, come precisa Alberto Sisti, non per l’eradicazione, nella sola speranza di limitare il problema. Non è questione che dipenda solamente dall’ente Provincia di Cremona, né dal sindaco di Castelvisconti, per altri motivi apprezzabile per l’impegno: è la Lombardia che non ha saputo affrontare e risolvere un problema che da tanti anni appare su vasta scala. Eppure metodi e linguaggio cambiano poco. E si continua a sparare a degli animali. Sempre Sisti spiega che i 1.420 operatori sono in parte volontari che non si attivano certo ogni giorno. Il castorino, però, viene demonizzato e assalito. Fucili e gabbie non sono però una soluzione. 

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CREMONA L’amministrazione provinciale di Cremona, pur trovandosi in grave crisi di bilancio, ha attuato un dispiegamento di forze degno di miglior causa per l’abbattimento cruento delle nutrie. Dal 31 marzo 2016 gli uffici hanno autorizzato ben 1.420 operatori. Per eliminare la specie myocastor, ovvero castorino, gli uomini armati di fucile da 309 sono diventati 749, gli operatori che usano gabbie sono aumentati da 46 a 217, oltre a 9 operatori di ditte private e 93 guardie volontarie venatorie. Un esercito che si è quasi triplicato senza però molte speranze di successo, anche perché le nutrie si moltiplicano rapidamente e secondo l’ultima stima, del 2013, sono un milione e 100mila nella sola Provincia di Cremona. Le difficoltà del piano nutrie sono ammesse anche dall’assessore di Sesto ed Uniti Carlo Vezzini, come anche dal sindaco di Castelvisconti Alberto Sisti, che segnalano la scarsezza di risorse. L’ente Provincia ha investito ancora 25mila euro in un anno per l’abbattimento e altri 45mila euro per lo smaltimento delle carcasse, mentre la Regione ha chiesto per quest’anno al governo un milione di euro.

Inutile crudeltà, come osserva da anni l’associazione Uomo Natura Animale, che segnala l’enorme dispendio di risorse economiche che dura ormai da decenni senza alcun risultato. Si è costituita anche una Fondazione onlus, con lo stesso nome dell’associazione animalista costretta a prendere le distanze: è stata la Fondazione a donare 50 gabbie. L’ente Provincia ha consegnato 288 gabbie ai Comuni e 566 pettorine. Altre 105 gabbie sono disponibili. Decenni di piani nutrie non hanno dato risultati. L’associazione ambientalista Uomo Natura Animale, che ha la sua storica rappresentate cremonese in Franca Rita Catelani, ha segnalato che i rischi sanitari sono molto discutibili e persino il piano provinciale riconosce che l’animale ha un ruolo probabilmente di scarso rilievo nella diffusione della leptospirosi. Non è sorta di ratto ma di castoro. Un animale insomma demonizzato, che viene cacciato crudelmente, con spesa pubblica rilevante e palesemente inutile. Veniva allevato per farne pellicce, che ormai non si usano più da decenni. L’associazione animalista ha consigliato un intervento che fermi chimicamente la riproduzione, da anni fuori controllo. In provincia, fra Luignano e Annicco, in questi giorni una strada comunale ha ceduto per un tunnel scavato dai castorini. Malgrado gli insuccessi dei piani nutrie e la continua spesa pubblica, i metodi tuttavia non cambiano.

Canile, i motivi del No agli Zoofili cremonesi

CREMONA Altro no del Comune ai cittadini, per quanto motivato dalle normative. Tra la popolazione e la giunta sembra essersi alzato un muro: le società disposte a partecipare o sostenere con ingenti capitali le iniziative del municipio sono le benvenute: ultima ma prima la Granarolo, multinazionale del latte che ha dato il proprio appoggio al Festival monteverdiano. Invece le associazioni che propongono o criticano o cercano collaborazione si trovano di fronte a un muro, come l’associazione Zoofili cremonesi, che non può gestire il canile rifugio, almeno per un anno. La determinazione della dirigente di settore Mara Pesaro dà spiegazioni giuridiche: comunque è un altro no alle gestioni cremonesi, col pericolo che si tratti solo di un caso fra altri, visto che anche la piscina potrebbe essere appaltata l’anno prossimo.

Mara Pesaro riassume le peripezie del canile: la decennale convenzione tra Comune e associazione zoofili è scaduta il 31 dicembre scorso, poi prorogata di volta in volta fino al 30 settembre. Il Rifugio del cane di via del Casello 1 però non era dotato dell’obbligatorio canile sanitario – struttura che verrà realizzata – mentre anche il Rifugio va ristrutturato: ha funzionato solo grazie a una deroga della Regione. La gara poi è stata vinta da un gestore bresciano, al quale però non è stato aggiudicato il servizio perché privo di requisiti, così il Comune ha dovuto ripartire da capo, decidendo infine di convenzionarsi con il canile consortile di Calvatone. Sono 19 i Comuni che, designando Cremona capofila, si sono convenzionati con Calvatone.

L’unica associazione esistente sul territorio, con i requisiti previsti dal regolamento 2/2008 della Regione e dotata di una struttura a norma è quella di Calvatone, l’Anpana, Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, anche se si trova a 36 km dalla stazione appaltante. Il Comune grazie alla nuova convenzione risparmia: il costo annuo della gestione degli Zoofili è indicato in 153mila euro, mentre l’associazione Anpana, neoconvenzionata, garantisce un costo di 105mila euro. E si tratta, con le parole di Mara Pesaro, di “un apprezzabile risparmio rispetto alla gestione fin qui condotta”. I 90 quadrupedi ospiti di via del Casello sono già stati trasferiti a Calvatone.

 

E’ stato valutato che la formula così adottata possa consentire un apprezzabile risparmio rispetto alla gestione fin qui condotta, garantendo nel contempo un congruo contributo all’Associazione per un buon mantenimento degli ospiti del canile. Infatti la spesa annua totale della gestione in corso ammonta a € 153.000,00=, mentre il contributo massimo erogabile per la nuova gestione è stato quantificato in € 105.000,00=.

Il canile sanitario resta a Cremona

E’ davvero inverosimile che chi smarrisce il proprio cane non se ne accorga e non vada a riprenderlo al futuro canile sanitario comunale entro dieci giorni, a meno che non si faccia proprio una vita da cani, e disgraziatamente può succedere. Trascorso il termine, l’animale sarà trasferito nel rifugio consortile di Calvatone, in base a una convenzione annuale in vigore dal primo ottobre. Le proteste animaliste e politiche tuttavia continuano per presa di posizione. Il Comune di Cremona entra così in un’altra alleanza tra Comuni, almeno per un anno, scelga che viene curiosamente considerata dalle opposizioni segno di debolezza. Dopo anni, comunque, il canile sanitario ci sarà e sarà a norma. Cremona si prende dunque più cura dei cani che in passato.

 

Il centrosinistra ormai canta vittoria contro i cinque stelle  e arrivano anche le battute nell’ultimo consiglio comunale: “Non so che strada fa lei per andare a Calvatone, ma non sono 41 km, basta guardare su Google Maps” è stata la frecciata dell’assessore alla salute Alessia Manfredini a Lucia Lanfredi, che ha di nuovo protestato perché comunque si tratta di più dei 30 km previsti dalle norme regionali. I grillini, forti di 5mila firme, insistono comunque perché il canile resti a Cremona, e attendono la pubblicazione dell’ultimo atto, una determina della dirigente di settore Mara Pesaro, per verificare la correttezza della scelta. C’è soddisfazione però nella maggioranza per la conclusione dell’iter amministrativo che assegna al Parco rifugio “La cuccia e il nido” di Calvatone il servizio di canile sanitario e all’associazione Anpana gestione e il mantenimento dei cani vaganti di Cremona. La scelta è stata politica, sancita con una delibera di giunta del 21 settembre, pubblicata ieri, che ha scelto l’associazione casalasca, già convenzionata con più di 90 Comuni e ora anche con Cremona. L’ultimo consiglio comunale poi ha approvato a maggioranza, così per un anno, dal primo ottobre al 30 settembre del 2017, chi perde il cane dovrà recarsi a Calvatone. Per mettere a norma il canile di via del Casello servono 250mila euro, ma la giunta ha scelto di non considerare il progetto presentato dall’associazione zoofili cremonesi, e di spendere 100mila euro per un anno di convenzione con la struttura casalasca. Il Comune farà costruire il canile sanitario con una spesa di 91mila euro, ma dopo dieci giorni i quadrupedi saranno trasferiti a 36 chilometri di distanza, dove potranno essere ritirati dai proprietari con una spesa di circa 150 euro per tre giorni. La città di Cremona così sta per perdere la sede della Camera di commercio, la Provincia, Lgh, l’Asl diventata mantovana e trasformata in Ats, e in futuro la piscina, destinata a un appalto a un gestore privato. Anche Centropadane non ha più la leadership cremonese. Se ne va anche il canile, almeno per un anno, con il timore che il servizio sia perduto per sempre. E’ un segno della grave debolezza politica dell’amministrazione, secondo le proteste delle minoranze.

 

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28 settembre 2016

Canile, il M5s: “Il Comune agisce nella illegalità”

Alla fine il sindaco Gianluca Galimberti apparirà con un cagnolino in braccio e rivincerà facilmente le elezioni, anche perché i cani non abbieranno alla luna ma avranno il loro rifugio prima delle elezioni o anche dopo, ma senza tasse. Per ora il M5s di Cremona insiste nella propria funzione di “magistratura popolare volontaria”.
Con il presunto conflitto di interessi di Francesca Pontiggia e Laura Baroni finora è andata male, ma la luce sul bando dell’illuminazione pubblica resta accesa e anche sul canile. Il M5S vuole associare la parola “illegalità” alla parola “Comune” e ci riprova sin dal titolo del comunicato di ieri, accuratamente evitato dall’ampia sintesi del giornale La Provincia. La firma è del consigliere comunale Maria Lucia Lanfredi, che ha ormai cambiato linea da mesi, dopo un avvio propositivo. Da qualche tempo pare aperta la caccia al presunto inquisito e soprattutto al conflitto d’interessi, come se l’imperativo fosse scoprire l’errore e mettere Cremona sullo stesso piano degli altri Comuni in cui ci sono questioni giudiziare aperte. Di fatto la gara per la gestione del canile è stata vinta dall’unico concorrente, uno stimato veterinario bresciano.

Di seguito il comunicato grillino nella sua fragrante e minuziosa integralità e il servizio di Telecolor in onda ieri.

IL COMUNE AGISCE NELLA ILLEGALITA’
Il comune di Cremona ha bandito una gara d’appalto per l’affidamento, a partire dal 1 luglio 2016, della gestione del servizio di ricovero e mantenimento dei cani randagi.

I cani quando vengono trovati dovrebbero essere ricoverati nel canile sanitario, messo a disposizione dell’ASL dal Comune ( art.n. 108/a Legge Regionale 30 dicembre 2009 n.33) dove rimangono per 10 giorni. Passati i 10 giorni passano nel canile rifugio per essere messi in adozione.
Ora il comune di Cremona non ha mai costruito il sanitario, anche se a questo scopo aveva, al fine di raccogliere fondi , imposto una specie di tassa ai comuni convenzionati di 1.000 euro ciascuno e aveva dato vita alla campagna di raccolta offerte da parte dei cittadini “qua la zampa”.
Il comune non avendo a disposizione un canile sanitario ha concesso all’ASL, come canile sanitario, una parte di canile rifugio che L’ASL ha gestito in deroga al Regolamento Regionale n.2 del 5 maggio 2008 (che dettava i requisiti delle strutture). Il Comune, nel frattempo, avrebbe dovuto costruire un canile sanitario. L’ASL ha deciso al 31 dicembre 2016 , alla scadenza della convenzione,di non accettare più la struttura non a norma, anche se confortevole, messa a disposizione dal Comune.
Per risolvere il problema del canile sanitario che da 9 anni si trascina e che avrebbe dovuto costruire, il Comune di Cremona ha fatto una gara di appalto richiedendo che :
I partecipanti avessero nella stessa struttura sia il sanitario che il rifugio ( cosa che nessuna legge prevede e che era mirata ad escludere l’Associazione Zoofili )
che la struttura si trovasse in provincia di Cremona
che la distanza fosse adeguata ,( criterio assolutamente discrezionale e non un parametro di riferimento che è invece quello riportato nella legge 33 del 2009 art.n.8 che recita chiaramente “ il canile rifugio… deve essere ubicato entro 30 chilometri dal comune appaltante”)
il comune fissava una cifra di gestione annuale imponendo una serie di figure professionali, educatore, e personale di di servizio ,più tutte le spese sanitarie e di sterilizzazione che riducevano la somma da gestire per il benessere concreto degli animali assolutamente insufficiente,( tanto che nessuna delle strutture che avevano i requisiti strutturai ha partecipato)
Mancando di canile sanitario il Comune, con le clausole del bando che di fatto non era certo aperto, escludeva a priori la partecipazione della Associazione Zoofili Cremonesi che non solo ha fondato ma che da 40 anni gestisce il rifugio.

Le due sole strutture che potevano partecipare e presenti in provincia, erano il canile di Calvatone e quello di Vaiano Cremasco solo che entrambe si trovano al di fuori dei 30 chilometri dal comune appaltante (come prevede la Legge Regionale 33 del 2009 art n. 8.) Alla gara si è presentato un solo concorrente: la clinica San Francesco di Brescia la cui offerta è stata dichiarata dalla commissione inammissibile
Poiché la Clinica ha minacciato di ricorrere al TAR (facendo probabilmente riferimento alla Legge Regionale n. 16 del 2006 art.6/ 1, abrogata dal Regolamento Regionale di attuazione 5 maggio 2008 n.2) il comune, che ne aveva dichiarato l’inammissibilità, per cautelarsi fa marcia indietro e le affida l’incarico senza tener conto che la Clinica non possiede i requisiti richiesti dal bando:
non ha un canile sanitario, infatti dall’anagrafe veterinaria della Regione Lombardia risulta che l’unico canile sanitario presente nella provincia di Brescia e quello dell’ASL la quale , ovviamente, non potrebbe cederne parte per consentire ad altri di svolgere quella che è la sua attività istituzionale;
la struttura si trova fuori provincia; la distanza supera di molto il limite di 30 chilometri fissato dalla Legge regionale succitata,
l’offerta economica fatta dalla Clinica San Francesco offre un ribasso del 33% , pari a più di un terzo di ribasso sulla cifra base d’asta che secondo la normativa europea sugli appalti appare assolutamente non congrua per l’eccessivo ribasso.

Nessuna normativa prevede che il “ canile sanitario” si trovi nella stessa struttura del “ canile rifugio” né prevede la distanza dal comune appaltante.
Il canile Rifugio , che è stato alienato dal Comune ed acquistato dalla Associazione Zoofili Cremonesi è una struttura che possiede tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente (Legge Regionale 2008 n.2 artt. 12 – 13) sia come struttura zoofila privata che come canile rifugio.
Il bando di gara, che avrebbe dovuto mettere una pezza alle inadempienze del Comune nei confronti dell’ASL, avrebbe potuto essere formulato in modo diverso e peraltro del tutto legittimo, facendo due bandi, uno per ciascuna struttura
L’Associazione Zoofili Cremonesi, che ovviamente si è voluto escludere dalla gara, aveva cercato dopo la scadenza della convenzione il 31/12/2015 di addivenire ad una trattativa con il Comune e si era dichiarata disponibile a costruire con i propri fondi il “ canile sanitario”. Il costante rinvio di qualsiasi decisione da parte della Amministrazione ha portato alla situazione attuale.
Situazione non certo favorevole per i cittadini ai quali viene sottratto un servizio
Spostare il “ canile sanitario” fuori città non avrebbe creato nessun problema alla cittadinanza, mentre trasferire altrove, come a Brescia, il “ canile rifugio” significa creare un grosso disagio ai cittadini che dovessero perdere il cane. Dovrebbero innanzitutto avere un’automobile perché il canile è in estrema periferia, perdere un giorno di lavoro perché il canile è aperto in orari lavorativi e non tutti i giorni ( per gli anziani trovare qualcuno che li accompagni), sperare di trovare il cane, pagare 80 euro per le spese di cattura più le spese di pensione giornaliera, più le spese di autostrada e di benzina!! Un costo veramente significativo: due giorni all’incirca 150 euro!!
Situazione non certo rosea per i quattro dipendenti del rifugio di Cremona , con famiglia a carico che si trovano senza lavoro, né per i cittadini che vedono parte delle tasse da loro pagate al comune di Cremona spostate a beneficio di un’altra provincia, né infine per il comune di Cremona che sarebbe l’unico comune d’Italia a non avere un “canile rifugio”.
Il comportamento del comune oltre ad evidenziare la confusione e la contraddizione in cui gli organi amministrativi agiscono in quanto accettano come buoni requisiti che avevano esclusi a priori per cui “ vale tutto e il contrario di tutto” genera nei cittadini sconcerto, diffidenza e disaffezione nei confronti dell’ amministrazione.
Per evidenziare la superficialità con cui il Comune, fino all’ultimo agisce, basta leggere le dichiarazioni che il dott. Olzi ha rilasciato sulla “ Provincia” del 6 luglio per giustificare il trasferimento a Brescia dei cani. Dichiarazioni che lasciano , a dir poco, perplessi specie se si pensa che a farle è il Presidente dell’Ordine dei Veterinari . Presenta i cani come oggetti da televendita che chiunque può comodamente scegliere stando a casa in poltrona. Come comportamentista dovrebbe sapere che il cane non è un oggetto da scegliere in catalogo, occorre fare un colloquio con il futuro affidatario per verificarne l’idoneità a detenere il cane che ha scelto il quale ha sue caratteristiche comportamentali precise, verificare il posto dove andrà a vivere e, una volta affidato effettuare visite di controllo.
Per quanto riguarda il sicuro aumento delle adozioni a distanza significa in pratica che il cane è condannato a restare in canile a vita perché qualcuno pagherà il suo mantenimento e che il gestore di conseguenza aumenterà le sue entrate: è una politica a favore del cane?
Per quanto riguarda i servizi richiesti dal bando e offerti sono tanti, ma i soldi sono pochi visto che sulla base d’asta , già all’osso, è stato fatto un ribasso del 33%., per cui se si tolgono i costi dei servizi quello che effettivamente resta per i cani è ben poco.
i nostri politici oggi vogliono portar via il canile e domani? Porteranno via i servizi sociali?
Tutti sono invitati sabato e domenica al rifugio per veder di persona la struttura , e per valutare le scelte “politiche” che sta facendo questa amministrazione