Categoria: ambiente

Piazza Cadorna, le pm10 arrivano a 50

Il dato delle polveri sottili in piazza Cadorna è alto come in autunno (50 microgrammi la media di ieri), eppure è il 4 agosto. Non sembra un caso: a Spinadesco l’Arpa ha registrato già uno sforamento (51 il primo agosto), il dato di via Fatebenefratelli è 44. La media degli ultimi giorni non fa pensare all’estate, anche se il dato dell’ozono da giorni sfiora la soglia d’informazione di 180 microgrammi.

L’Arpa li definisce eventi occasionali, aggiungendo alcuni particolari.

Nel periodo estivo, in particolare dal primo giugno ad oggi ci sono stati alcuni superamenti del limite di 50 µg/m³ della media giornaliera del PM10 e ciò non è accaduto solo a Spinadesco, ma anche in altri siti lombardi (1 a Crema, 1 a CR Cadorna, 1 a CR Gerre Borghi e 1 a Soresina in provincia di Cremona ma anche in altre province).

Per quanto riguarda il valore di PM10 di ieri a Spinadesco, pari a 51 µg/m³, è da considerarsi come episodio occasionale che rientra nella variabilità degli eventi locali.

In generale, inoltre, non è infrequente osservare nel periodo estivo valori di polveri elevati in siti a carattere prevalentemente rurale legati al risollevamento di suolo secco per il passaggio di mezzi agricoli o altro.

pm10 piazza cadorna 4 agosto

Stoccaggi, Pianengo insorge contro la sovrapressione nella terra delle polveri sottili

CREMA CR Bocciata dal consiglio comunale di Sergnano, dov’era stata presentata da Enrico Duranti, la mozione contro l’aumento della pressione del gas nello stoccaggio di Ripalta Cremasca è stata approvata su iniziativa di Andrea Serena dal consiglio comunale di Pianengo: 6 i voti favorevoli e 3 gli astenuti. Il bersaglio critico è il decreto del ministero dell’ambiente del 7 aprile di quest’anno, che ha deciso di aumentare la pressione del 10% alla scopo di immagazzinare ancora più gas, quando è noto, grazie alle stime rese note dal gestore Stogit, che le perdite in un anno sono rilevanti: ad esempio un milione e 450mila metri cubi dispersi nell’atmosfera di Sergnano. Si tratta di sostanze nocive come pm10, pm 2,5, monossido di carbonio, ossido di azoto, proprio in un territorio come quello cremasco in cui le polveri sottili già superano da una quindicina d’anni i limiti europei.

L’incremento della pressione fa correre il rischio di un aumento delle perdite, dunque per la sicurezza degli abitanti il Comune di Pianengo, guidato dal sindaco Ernesto Barbaglio, chiede al ministero dell’ambiente di ritirare il decreto per il principio di precauzione, e alla Regione Lombardia di opporsi. Già in passato, dopo il terremoto emiliano e mantovano del 2012, il Pirellone aveva detto no alla sovrapressione di Sergnano, per evitare rischi.

Il progetto autorizzato dal ministero prevede a Ripalta Cremasca una nuova centrale di pompaggio del gas da 35 megawatt, con tre turbocompressori, e quattro pozzi in più. Il decreto autorizza inoltre la microsismicità indotta dallo stoccaggio, con l’obbligo per il gestore di intervenire se viene superata la magnitudo 2.2, senza però indicare la magnitudo massima che può essere provocata dall’attività dello stoccaggio.

Il messaggio lanciato dal Comune di Pianengo, a tutela degli abitanti, è rivolto in particolare al consiglio comunale di Crema, città circondata dagli stoccaggi, che però non ha mai affrontato l’argomento con l’adeguato rilievo. Si tratta, va aggiunto, di gas destinato al commercio internazionale e non al consumo locale, in base a una scelta nazionale di politica energetica che nel mondo ambientalista viene spesso considerata negativamente.

 

Il Quirinale salva il geosito di Pianalto. Fermato il piano cave della Provincia

CREMONA Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accogliendo definitivamente il ricorso delle associazioni ambientaliste, ha deciso di porre una pietra tombale sulla richiesta di ampliare le escavazioni d’argilla nel geosito paleologico Pianalto della Melotta, che si estende fra Soncino, Romanengo, Ticengo e Casaletto di Sopra. Si tratta di uno dei dieci geositi lombardi, riconosciuti dal Pirellone, sul quale sono in vigore ben cinque vincoli: sito di interesse comunitario, Rete Natura 2000, Riserva naturale, geosito regionale, piano territoriale provinciale. Eppure l’amministrazione provinciale, durante la presidenza di Massimiliano Salini, con una decisione non revocata durante la presidenza di Carlo Vezzini, ha accolto un accordo fra Comuni e ditta Danesi, che già ha diritto di scavare all’interno, ma che grazie all’intesa del 2012, approvata dal consiglio regionale, a pochi mesi dalla scadenza del piano cave, avrebbe potuto ampliare la cava d’argilla esistente di 2 milioni e 100mila metri cubi. E’ partito quindi il ricorso delle associazioni, sostenute da una parte del centrosinistra, fra cui il consigliere regionale Agostino Alloni del Pd. Dopo la firma del capo dello Stato il segretario provinciale del Pd Matteo Piloni parla di battaglia vinta per l’ambiente e non contro il lavoro, “Con buona pace dei Salini, Malvezzi e dei sindaci di centrodestra di Romanengo e Soncino che la volevano”.  Il piano cave è stato molto discusso dagli ambientalisti, anche perché ha approvato le cave di prestito in vista dell’autostrada Cremona-Mantova, mai definitivamente autorizzata. A questo punto il presidente della Provincia Davide Viola sta riesaminando la situazione: vengono annullate le delibere e occorrerà iniziare da capo, con una procedura che non è ancora ben definita, tra revoca totale e stralcio, con un rischio di blocco immediato delle attività estrattive in corso. La presidente del Wwf Paola Brambilla fa notare che “raramente le associazioni hanno parlato tutte all’unisono come in questo caso. La pianificazione è per legge partecipata proprio per far rivedere alle amministrazioni gli errori concettuali che derivano dalla mancata adeguata considerazione dei valori ambientali e paesaggistici”. La situazione ambientale è già in parte compromessa e alla Provincia “proseguire a testa bassa” non servirà a nulla. Le associazioni ora si aspettano di essere convocate per una reale partecipazione a una pianificazione sostenibile, come richiesto sin dall’inizio.

 

Malcontenta abbandonata al suo destino

 

CASALE CREMASCO CR Un mucchio di sabbia e di detriti edili, con una ruspa sopra che domina il cantiere, dove già sorgono le prime costruzioni di servizio. Questa è la palata Malcontenta oggi, grazie all’accordo stipulato ormai una decina d’anni fa tra i quattro Comuni confinanti (Casale, Sergnano, Pianengo e Ricengo) e la decisiva autorizzazione dell’amministrazione provinciale. Dopo sei secoli infatti la piccola oasi viene trasformata in una centralina idroelettrica dalla potenza di 486 kilowattora sprigionata dalle tre turbine che sfrutteranno un salto d’acqua di tre metri e dieci centimetri. Quella che era una derivazione irrigua, per ora, appare come un laghetto artificiale: l’acqua scorre a lato del cantiere verso una roggia. I lavori in corso non sono visibili dalla strada provinciale, ma viene notato da chi si dirige verso un’altra palata, la riserva naturale Menasciutto, lungo uno dei sentieri ciclopedonali che attraversano il parco del Serio. Il commento di Romano Sacchi, del comitato Salviamo il Menasciutto, è “se ne vale veramente la pena”, per nemmeno 500 kilowattora premiati dai contributi pubblici per le rinnovabili. I due progetti sono simili e la ditta proponente è la stessa, Iniziative Bresciane: quel che sta accadendo alla Malcontenta un domani potrebbe capitare al Menasciutto, se l’amministrazione provinciale deciderà che la produzione di energia da fonte rinnovabile equivale a una valorizzazione della riserva naturale. Sono stati quattro i sindaci che hanno scritto una lettera all’amministrazione provinciale per chiedere l’applicazione del principio di precauzione, in linea con l’Ats e l’Arpa, e fermare quindi l’autorizzazione della centralina a biomasse di Castelleone. Per il Menasciutto, invece, non è stata compiuta alcuna azione coordinata fra i Comuni interessati: il motivo è il rischio di un contenzioso con un risarcimento danni che nessun ente locale può permettersi di affrontare serenamente. Nel settore Ambiente della Provincia, intanto, l’iter autorizzativo della centralina del Menasciutto è fermo da alcuni mesi, in attesa di una decisione definitiva che non è stata ancora presa.

Impianto a biomasse di Castelleone, autorizzazione negata dall’ente Provincia

E’ datato ieri, 20 luglio, il decreto 562 del dirigente del settore Ambiente dell’ente Provincia, Roberto Zanoni, che nega alla ditta Godeca di Oriolo, frazione di Castelleone, l’autorizzazione a realizzare la centralina a biomasse proposta prima l’anno scorso e di nuovo quest’anno, con alcune modifiche. Il progetto era stato corretto in seguito alle critiche mosse in particolare dal Comune di Castelleone, ma nemmeno le modifiche apportate quest’anno hanno soddisfatto le esigenze dei quattro Comuni confinanti (Madignano, Ripalta Arpina e Montodine) e della stessa Ats. Il testo del decreto 562, disponibile da oggi sul sito dell’amministrazione provinciale, rivela che il parere dell’Ats è stato determinante, così come l’applicazione del “principio di precauzione”.

L’impianto a biomasse dunque non si farà. Oltre agli enti locali, anche il M5S di Cremona, con un comunicato di alcune settimane fa (da me pubblicato ieri) si era opposto all’autorizzazione all’impianto, ricordando il gran numero di impianti a biogas e biomassse presenti ormai da anni in provincia. La stessa Ats ha previsto alcuni studi epidemiologici dedicati a diversi impianti industriali, compresa la concentrazione di centraline a biogas nella zona di Trescore. Riporto due passi del decreto del dirigente del settore Ambiente.

 

“RITENUTO quindi che, in presenza di una situazione ambientale particolarmente critica, così come documentato da ATS Val Padana con nota del 16/5/2017 prot. 37715 e in occasione dei lavori della Conferenza dei servizi, si debba assumere un atteggiamento cautelativo rispetto 52_562
all’eventualità che la messa in esercizio dell’impianto in argomento possa provocare un’alterazione negativa sull’obiettivo di protezione della salute e dell’ambiente, anche nell’interesse delle generazioni future,
ATTESO che il “Principio di precauzione” il cui campo di applicazione si estende, tra l’altro, alle politiche di tutela della salute umana deve essere applicato non a pericoli già identificati, ma a pericoli potenziali, di cui non si ha ancora conoscenza certa, si ritiene che il procedimento autorizzativo in argomento non possa essere concluso in maniera favorevole all’istante”.

Impianti a biomasse, gli ecologisti dicono basta

 

 

CREMONA L’amministrazione provinciale di Cremona sembra considerare poco la tutela della salute dei cittadini. Lo sostiene il M5S, che chiede di non autorizzare più impianti a biomasse, che già nel 2013 erano 137 e in seguito sono aumentati, considerando sia le centraline elettriche a biogas che quelle a biomasse. Una scelta politica, decisa senza valutazioni d’impatto ambientale su tutto il territorio, prendendo in contropiede l’autorità sanitaria. L’Ats ogni volta mette in evidenza che dalla produzione e dispersione di polveri in atmosfera deriva un rischio per la salute, eppure il settore Ambiente della Provincia sta valutando l’eventuale autorizzazione di una nuova centralina a biomasse a Castelleone. I Comuni che si sono opposti al via libera sono ben quattro: oltre a Castelleone, Madignano, Ripalta Arpina e Montodine, grazie all’iniziativa dei sindaci Pietro Fiori, Guido Ongaro [òngaro] di Madignano, Marco Ginelli e Alessandro Pandini.

La lotta condotta dalla ditta Godeca di Castelleone, produttrice di pellet, presso la frazione Oriolo, è iniziata l’anno scorso. Le principali associazioni economiche del territorio sostengono da anni iniziative di questo genere, mentre il professor Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ats, ha fatto notare negli incontri pubblici come il livello di concentrazione degli impianti a biomasse non è ecologicamente sostenibile: la somma di tutti i fattori inquinanti, aggiungono i grillini, si fa inquietante, se si confronta con il numero di malati costretti a rivolgersi al centro oncologico dell’Ospedale Maggiore.

L’autorità sanitaria ha infatti in programma una serie di studi epidemiologici sul territorio provinciale, per tenere sotto controllo la cancerogenesi ambientale: il Comune di Cremona però si unisce alle associazioni ecologiste e ai cittadini che vent’anni chiedono uno studio epidemiologico approfondito a Cremona oppure è più vicino alle imprese private? L’interrogazione depositata stamattina in Comune dal consigliere Lucia Lanfredi insiste sull’area dell’inceneritore e chiede all’assessore Alessia Manfredini per quale motivo la discussione viene rinviata alla commissione ambiente, che ancora una volta viene rimandata, in questo caso a settembre, mesi dopo il rinnovo dell’autorizzazione al funzionamento dello stesso inceneritore, quando sarebbe stato opportuno parlarne prima.

Emergenza smog, la Regione rimanda gli interventi al 2018

CREMONA Ieri mentre si riuniva al Pirellone il Tavolo istituzionale aria convocato dalla Regione, con la partecipazione degli enti locali, la qualità dell’aria a Cremona era mediocre, come indica il sito dell’Arpa. La media mobile dell’ozono infatti era troppo alta, 143 microgrammi rispetto a una soglia di 120. Eppure, nonostante diversi giorni critici per l’eccesso di ozono, specialmente a fine giusto, il presidente dell’Arpa Bruno Simini ha espresso ottimismo. “Le azioni strutturali della Regione fanno centro”, per usare le parole di Simini, che si aspetta una riduzione delle emissioni di ammoniaca del 27,5%, degli ossidi di azoto per il 32,7%  delle pm10 del 33,7%. Malgrado la crisi del dicembre 2016 e del gennaio scorso, che ha visto Cremona in particolare difficoltà, specialmente per i dati della centralina di via Fatebenefratelli allo Zaist, l’Arpa prevede un miglioramento della qualità dell’aria, poiché le principali fonti di gas nocivi, traffico e riscaldamento a legna, diminuiscono. Il Comune di Cremona ha partecipato alla riunione con tecnici, funzionari e l’assssore Alessia Manfredini, e come altri enti locali apprezza il fatto che già si cominci ora a preparare le azioni per prevenire un altro inverno grigio di smog e polveri, con un accordo fra quattro Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Comune di Cremona chiede più risorse alla Regione: occorre una cartellonistica migliore e servono più controlli sulle biomasse, dunque servono più finanziamenti, per pagare gli straordinari dei vigili urbani, e lanciare una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini.

Problemi non ne mancano e Legambiente li sottolinea: sono ancora in circolazione troppi veicoli con motore diesel. In p

CREMONA Ieri mentre si riuniva al Pirellone il Tavolo istituzionale aria convocato dalla Regione, con la partecipazione degli enti locali, la qualità dell’aria a Cremona era mediocre, come indica il sito dell’Arpa. La media mobile dell’ozono infatti era troppo alta, 143 microgrammi rispetto a una soglia di 120. Eppure, nonostante diversi giorni critici per l’eccesso di ozono, specialmente a fine giusto, il presidente dell’Arpa Bruno Simini ha espresso ottimismo. “Le azioni strutturali della Regione fanno centro”, per usare le parole di Simini, che si aspetta una riduzione delle emissioni di ammoniaca del 27,5%, degli ossidi di azoto per il 32,7%  delle pm10 del 33,7%. Malgrado la crisi del dicembre 2016 e del gennaio scorso, che ha visto Cremona in particolare difficoltà, specialmente per i dati della centralina di via Fatebenefratelli allo Zaist, l’Arpa prevede un miglioramento della qualità dell’aria, poiché le principali fonti di gas nocivi, traffico e riscaldamento a legna, diminuiscono. Il Comune di Cremona ha partecipato alla riunione con tecnici, funzionari e l’assessore Alessia Manfredini, e come altri enti locali apprezza il fatto che già si cominci ora a preparare le azioni per prevenire un altro inverno grigio di smog e polveri, con un accordo fra quattro Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Comune di Cremona chiede più risorse alla Regione: occorre una cartellonistica migliore e servono più controlli sulle biomasse, dunque servono più finanziamenti, per pagare gli straordinari dei vigili urbani, e lanciare una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini.

Problemi non ne mancano e Legambiente li sottolinea: sono ancora in circolazione troppi veicoli con motore diesel. In provincia di Cremona gli euro zero nel 2015 erano ancora 13.171, oltre a 5mila euro 1, veicoli particolarmente inquinanti. La presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto nota che le azioni previste dalla Regione partiranno solo dal 2018. Nell’inverno 2017, tra pochi mesi, il rischio cui è esposta la popolazione più fragile- bambini e anziani – è quello dell’ennesima emergenza smog accompagnata da molte buone intenzioni e tante promesse della pubblica amministrazione.

Ridotto il consumo di suolo, ma solo sulla carta

Cremona Il Comune di Cremona gongola, dichiarando la riduzione di 100mila metri quadrati di consumo di suolo al termine della variante al piano di governo del territorio. E’ questa la proposta che l’assessore Andrea Virgilio, assieme al dirigente Marco Masserdotti, ha presentato ieri in commissione Territorio, discutendo delle istanze di costruzione di edifici residenziali pervenute dai privati. Del calcolo non fa parte la più grande lottizzazione della storia di Cremona, autorizzata dall’amministrazione Galimberti per 300mila metri quadri in via Mantova. La riduzione del consumo di suolo è soltanto effetto della cancellazione dal Piano di governo del territorio di alcuni piani attuativi che le imprese edili potevano realizzare ma che hanno lasciato sulla carta. Nel realtà il consumo di suolo aumenterà, non appena in via Mantova inizieranno i lavori, mentre in via Flaminia, malgrado l’autorizzazione del Comune, il cantiere non è mai iniziato per mancanza di richieste. Invece a sud del quartiere Maristella, a Bagnara e a Cavatigozzi i piani attuativi residenziali vengono revocati: le aree tornano quindi agricole per un totale di 117mila metri quadrati. Si costruisce comunque ancora, in altre zone di Cremona di piccole dimensioni, come a San Savino nei dintorni del cimitero. Viene ampliato un lotto edificabile che figura in area agricola, che il Comune considera più una razionalizzazione che un ampliamento, dato che si tratta di un giardino di proprietà.

Viene invece respinta dall’amministrazione la richiesta di una nuova area edificabile residenziale al Boschetto, e accettata la trasformazione di parte dell’ex Cral dell’Enel in area di servizi. In via Biancospini proseguirà il piano di recupero dell’ex caseificio: l’area sarà considerata non più come cascina ma come frazione urbana, con un piano di ristrutturazione e nuova edificazione. Nessun consumo di suolo agricolo nemmenno in via Livrasco, presso una cascina. In via Giuseppina invece un edificio sorto fra gli anni Cinquanta e Sessanta non viene ritenuto di valore storico, quindi sarà escluso dal centro storico minore per far parte di una zona di espansione. La nuova legge regionale sul consumo di suolo è entrata in vigore, quindi anche il Comune di Cremona ha analizzato tutti gli ambiti di trasformazione e ha quindi iniziato a lavorare con il concetto di bilancio ecologico del suolo. I Comuni dovranno poi attendere l’approvazione del piano regionale territoriale e del piano provinciale di Cremona, che assegnerà a ogni Comune una porzione di consumo di suolo da ridurre. L’assessore Andrea Virgilio ha sottolineato l’approccio non ideologico del Comune, ottenendo ancora una volta il consenso dell’ex assessore del centrodestra Federico Fasani.

Malvezzi: ecco perché l’inceneritore non sarà chiuso

C’è un motivo, secondo Carlo Malvezzi, per cui l’inceneritore continuerà a funzionare fino al 2029. Dipende dal teleriscaldamento. Il calore dell’inceneritore infatti è inquadrato dalle norme come fonte rinnovabile e quindi premiato. Chiuso l’impianto, il teleriscaldamento dovrebbe funzionare mediante una caldaia, dunque senza incentivi per le rinnovabili. La conseguenza sarebbe un incremento dei costi del 30%, che ricadrebbe sugli utenti, fra i quali molti condomini popolari, che non potrebbero pagare, facendo salire i costi per il Comune o per l’azienda. Troppo costoso, quindi, chiudere l’inceneritore: né il Comune né Lgh, ormai socio di minoranza di A2A, potrebbero permettersi la spesa. Il programma di chiusura è economicamente insostenibile, e la stessa lettera di Lgh, che si è detta disposta alla dismissione entro il 2024, in realtà non presenta altro che una proposta di studio troppo generica per essere realistica. Chi infatti realizzerebbe l’alternativa dell’economia circolare, con decine di migliaia di rifiuti indifferenziati da riciclare? Il consigliere regionale indica poi un fatto: stamattina, nella conferenza dei servizi che ha rinnovato l’autorizzazione integrata ambientale dell’inceneritore, era presente una sola persona per il Comune di Cremona: la funzionaria Cinzia Vuoto, la quale ha votato sì al funzionamento dell’impianto fino al 2029, come previsto dallo Sblocca Italia, ormai legge.

Il Comune da parte propria vorrebbe attivare il teleriscaldamento tramite l’acciaieria Arvedi: è già previsto dall’autorizzazione integrata ambientale il nuovo servizio per 300 utenze nelle immediate vicinanze, quindi soprattutto a Spinadesco. Un progetto per il collegamento del teleriscaldamento da Cavatigozzi a Cremona non c’è e sembra inoltre molto costoso da realizzare.

 

Discariche Arvedi, l’ente Provincia chiarisce

Una nota dell’amministrazione provinciale, rispondendo ad alcune domande sulla situazione delle discariche di rifiuti provenienti dall’acciaieria Arvedi, conferma che la pratica di autorizzazione integrata ambientale, relativa alla proposta di discarica a Grumello, è sospesa. A Crotta D’Adda inoltre l’impianto gestito dalla società Cremona Ecologia, di proprietà Arvedi, è completato al 30%, non al 50%, dato che il volume complessivo, compreso l’ampliamento in corso, già autorizzato nel 2015 dallo stesso settore Ambiente della Provincia, è di un milione e 700mila metri cubi e oggi il volume dei rifiuti inerti è di poco superiore al mezzo milione di metri cubi. Non ci sono ulteriori richieste di ampliamento riguardanti Cremona Ecologia.
L’ipotesi di una nuova discarica di conseguenza si allontana nel tempo.
Uno dei probabili motivi, come ha spiegato Alessandra Barocci durante l’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi, è che una buona parte delle scorie presenti nel deposito di via Riglio a Cavatigozzi viene ceduta come sottoprodotto sul mercato, per completare il sedime stradale. La legge consente la trasformazione delle scorie in sottoprodotti: le scorie diventano rifiuti inerti solo successivamente, dopo un trattamento specifico.
Il riciclo dei rifiuti speciali e l’uso delle scorie come sottoprodotti possono ridurre la produzione dei rifiuti. Resta l’ipotesi di un ulteriore aumento di produzione dell’acciaieria, che, come già avvenuto in passato, potrebbe superare i limiti previsti dall’autorizzazione integrata ambientale: i dati della produzione consentita infatti sono stati aggiornati.