Piscina, bando capestro come a Crema

L’assessore ai servizi sociali, quando parla da assessore agli impianti sportivi – la delega che non avrebbe voluto tenere – sembra un lupo di Wall Street, e il dialogo competitivo sembra la sua vocazione. E’ possibile una metamorfosi del genere? La debolezza di un cultore del welfare dovrebbe essere la tendenza alla gestione sociale degli impianti, all’ascolto degli afflitti e dei deboli, al contrario Platè snocciola statistiche, dati economici e non sente più ragioni. Dal luglio scorso ha cambiato idea:  il bando della piscina comunale si può fare, ma non sarà molto sociale, perché il project financing di Sport Management è economicamente “fattibile”, comunque, platealmente, non obbligatorio: “Il Comune non ha scelto”, il diritto di prelazione è la prassi. La formula della finanza di progetto è stata applicata in Italia nell’era Lunardi-Berlusconi-Tremonti alle opere onerose per la pubblica amministrazione all’inizio degli anni Duemila con mire simili allo “Sblocca Italia” ma senza grandi risultati, se non si vuole considerare la Brebemi un modello – i cremonesi intanto sperimentano la redditività garantita dei costosi parcheggi di Saba Italia. Oggi la finanza di progetto piace ancora quando s’incontrano i capitali e gli enti locali amministrati dal Pd. La gestione sociale della piscina comunale di Crema, sostenuta da una petizione popolare l’anno scorso, è stata bocciata dall’amministrazione di centrosinistra, che ha preferito rompere con Rifondazione: così il centro natatorio Bellini è già in mano a Sport Management, che ora sta per prendersi Cremona. Platealmente, il Comune punta a riqualificare l’intero comparto di edifici e impianti sportivi comunali rivieraschi: nemmeno il capitale, però, come del resto l’assessore al welfare, tende a fondere i propri interessi con le società di nuoto cremonesi. Di sociale non resta nulla di conseguenza. Sin qui la visione critica nei riguardi nel Comune, addizionata da una domanda, poiché quest’amministrazione – o forse la temperie politica euro-liberale – incontra agevolmente le grandi società, anche troppo. A chi giovano queste relazioni che profumano di potere e denaro? In caso di conflitto tra amministrazione e gestore, durante i 25 anni del bando, il rischio e la crisi della piscina, da coprire con spesa pubblica.


CREMONA Quella di oggi, dedicato al nuoto sincronizzato, con la partecipazione di più di 500 giovani sincronettes provenienti da tutta Italia, potrà essere una delle ultime manifestazioni della Federnuoto ospitate dalla piscina comunale di Cremona, dato che il gestore cambierà alla fine di giugno, grazie alla gara d’appalto che sarà pubblicato a marzo. La Federnuoto uscirà di scena da Cremona e organizzerà in altre città lombarde le competizioni sportive. Partecipano al bando il colosso Sport Management, che ottiene quindi il risultato di allontanare da Cremona la Federnuoto alla quale fa diretta concorrenza sportiva, con il proprio circuito privato, e altre due società, di dimensioni minori, il Molino dello sport di Brescia e la Shark diving di Soresina. Avendo contrattato col Comune il project financing, i veronesi di Sport Management hanno però già incassato il diritto di prelazione. Oltretutto il project è stato considerato fattibile dal Comune di Cremona sulla base di valutazioni economiche, senza considerare una proposta alternativa: perciò, per Marco Montagni della canottieri Baldesio si avrà di fatto un affidamento diretto ai veronesi, con la stessa formula che il Comune non ha rinnovato alla Federnuoto. I veronesi, secondo le previsioni delle canottieri, gestiranno direttamente gli sportivi delle canottieri, assegnando loro le corsie e gli orari, e sottraendo il vivaio alle società cremonesi. A Crema Sport Management è già appaltista da un anno, e Paolo Basso Ricci, l’allenatore della Rari Nantes, unica società cremasca di nuoto rimasta in attività, ha visto ridurre gli spazi e salire i prezzi, mentre i più giovani sono attratti da Sport Management, che si prende il vivaio. E non s’è mai visto un turn-over così elevato di assistenti nuoto. L’ex direttore della piscina, Rosolo Orini, è diventato direttore dell’ufficio sport del Comune: da controllato a controllore. Così a Cremona Umberto Tapparelli, ex direttore della piscina comunale, già collabora con Sport Management e potrebbe vedersi assegnato un ruolo di primo piano, dato che Sport Management affiderebbe la piscina a chi la conosce. Il Consorzio Cremasco e Cremonese non è stato fatto anche perché il centrosinistra di Crema e Cremona è stato risoluto ad appaltare, come in altre città. Cremona, grazie alla propria cultura dell’acqua, potrà salvare le proprie società coprendo una piscina delle canottieri, per le attività invernali: gli sportivi così non andranno più in piscina, attivando una dura concorrenza. Il Comune di Cremona dovrà pagare il debito maturato da Federnuoto, 800mila euro, oltre a versare per 25 anni un contributo di 250mila euro più Iva più un contributo di 80mila a garanzia della redditività della gestione dell’appaltista, in cambio di lavori per circa un milione e mezzo protetti da fidejussione in parte a carico del Comune.

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