Arrivano sei profughi? Sisti a sorpresa annuncia dimissioni

E’ una scelta giusta, per il sindaco di Castelvisconti, dimettersi nel caso in cui la Prefettura di Cremona assegni sei richiedenti asilo all’accoglienza organizzata presso un’abitazione messa a disposizione dalla proprietaria? Non riesco a credere che sei immigrati riescano a creare problemi ingestibili a Castelvisconti (300 abitanti), da un sindaco esperto come Alberto Sisti (Forza Italia). Il quale lamenta la spesa, quei 35 euro al giorno al gestore, che sarebbero ingiustificabili rispetto a una multa discutibile a un concittadino, secondo l’esempio che fa il sindaco in un’intervista a Cremonaoggi. Che persone possono essere quei sei richiedenti asilo? Pericolose? Solitamente non va proprio così. L’immigrazione suscita paure, che spesso spariscono di fronte alla realtà, com’è successo ad esempio a Ficarolo (Rovigo): grandi proteste all’inizio, poi la convivenza. Se si parla di sprechi di soldi pubblici, i problemi sono altri, sollevati ad esempio dagli ambientalisti. I contributi pubblici per il biogas superano la spesa per l’accoglienza: su questi però il sindaco legato a Forza Italia non si pronuncia. Credo che Alberto Sisti non si dimetterà da tutte le cariche (presidente dell’Unione lombarda dei Comuni, sindaco e consigliere provinciale). Sei persone di colore, anche se fossero ospiti solo per un periodo e poi se ne andassero a vivere altrove, non rappresentano una sconfitta del Comune, che al contrario, di fronte all’eventuale accoglienza, potrebbe essere chiamato semmai a un ruolo di garante della sicurezza, della convivenza civile, del controllo, secondo le funzioni dell’ente locale. 

 

 

CASTELVISCONTI CR Suscita perplessità in Prefettura le dichiarazioni del sindaco di Castelvisconti, Alberto Sisti, che minaccia dimissioni da tutte le cariche, quindi anche come consigliere provinciale e rappresentante del presidente, se nel suo paese saranno organizzate forme di accoglienza per i profughi. In realtà la Prefettura non sta prendendo decisioni in questi giorni: se Castelvisconti sarà ritenuto idoneo, utilizzando ad esempio una casa non abitata in base a un primo accordo con la proprietaria, dettasi disponibile, i profughi accolti saranno comunque sei e saranno collocati in base a condizioni di accoglienza oggettive, e la scelta non sarà determinata dalle dichiarazioni del sindaco, che manifesta un’opposizione preventiva, in modo più o meno simile a tutti gli altri sindaci della provincia di Cremona. Nell’abitazione di Castelvisconti, disabitata da anni, gli allacci di acqua,luce e gas sono già stati fatti. Tutto pronto, dunque?

La Prefettura fa sapere di non aver ancora deciso nulla e che Castelvisconti non è un candidato prescelto. Le previsioni della Prefettura di corso Vittorio Emanuele II, rese note in gennaio, sono di ospitare in forma di prima accoglienza 1.500 migranti nel corso del 2017, con una spesa di 14 milioni e 400mila euro. A Castelvisconti si è tenuta un’assemblea con 85 partecipanti, in seguito a una petizione sottoscritta da 180 persone, su un totale di 300 abitanti, per dire no all’arrivo dei profughi. Alberto Sisti indica Cremona come sede per le attività di accoglienza, quando il capoluogo ha già detto “basta” dopo aver messo a disposizione l’ex scuola di Picenengo, ristrutturata e adattata per l’occasione. Sisti fa sapere che la popolazione è pronta a impedire gli arrivi “con ogni mezzo” e che sul territorio di Castelvisconti non ci sono iniziative di integrazione pubbliche o private tali da giustificare un afflusso di migranti, che comunque per la Prefettura sarebbero sei. Sisti ritiene che la popolazione non accetta la spesa pubblica di 35 euro al giorno a favore di persone non disposte a fermarsi a Castelvisconti, paese vicino allo stoccaggio Stogit di Bordolano e ad alcuni impianti a biogas. La spesa pubblica per il biogas, premiato da contributi pubblici, e lo stoccaggio di metano da 1 miliardo e 200 milioni di metri cubi di gas destinati da quanto si sa al mercato internazionale, però, non ha mai sollevato alcuna critica da parte del sindaco di Castelvisconti, malgrado sia documentata la dispersione in atmosfera e di emissioni inquinanti da parte di queste attività, che le istituzioni cremonesi, compresa l’Ats, tengono sotto osservazione.

Il mistero dei due canili

CREMONA Il Comune di Cremona, dopo una decina d’anni di deroga, ha deciso di mettersi in regola, dando un incarico a un professionista esterno, Sergio Consolandi, per la progettazione del canile sanitario, dove i quadrupedi vaganti vengono gestiti dall’Ats per dieci giorni, isolati nei box, identificati e sottoposto a eventuali trattamenti profilattici, a difesa della salute pubblica. Dopo dieci giorni i quadrupedi vengono inviati al canile rifugio, dove vengono presi in carico, oppure, per quanto sia poco probabile, vengono riscattati dai legittimi proprietari. E iniziano i problemi, perché l’associazione Zoofili Cremonesi ha da poco realizzato il proprio canile sanitario, con dieci box per i cani vaganti accalappiati dall’Ats. Quindi i canili sanitari di Cremona potrebbero essere due, uno del Comune, che ha già previsto una spesa di 90mila euro per realizzarlo, e uno privato, quello dell’associazione che attualmente si trova in conflitto con il Comune.

E’ la storia del ricorso al Tar, vinto dall’associazione cremonese, contro l’affidamento diretto dato dall’amministrazione Galimberti a “La cuccia e il nido” di Calvatone, a circa 41 chilometri, una destinazione considerata troppo lontana per recuperare i cani smarriti. Occorreva per l’associazione una gara legittima. Il Comune però prepara il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar: nel frattempo l’associazione Zoofili, che si costituisce in giudizio, si è dotata di un canile completo e a norma di legge, sia sanitario che rifugio, per potersi associare quindi con i Comuni del circondario, mentre il Comune di Cremona si rivolge ancora a Calvatone, con una convenzione da 100mila euro annui più altri mille euro per i mangimi speciali. L’amministrazione cremonese sostiene di aver risparmiato 100mila euro grazie alla convenzione con i casalaschi: sono però i cremonesi che hanno dovuto mettersi in viaggio a protestare.

Ci sono per ora una cinquantina di quadrupedi nel rifugio dell’associazione di via del Casello, con un aumento di richieste di abbandono di cani da parte dei proprietari, come succede regolarmente nel periodo estivo. Gli abbandoni però si effettuano a Calvatone.

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che vedrà il Comune e l’associazione di nuovo contrapposti, l’amministrazione dovrà adeguarsi, e a questo punto ogni soluzione è possibile, anche una concorrenza cittadina tra canili nuovi. Nei giorni scorsi l’assessore Alessia Manfredini, assieme ai funzionari comunali, ha compiuto un sopralluogo a “La Cuccia e il nido” di Calvatone, dove i cani sono in aumento, ben 91 nel 2017.

 

Piazza Cadorna, le pm10 arrivano a 50

Il dato delle polveri sottili in piazza Cadorna è alto come in autunno (50 microgrammi la media di ieri), eppure è il 4 agosto. Non sembra un caso: a Spinadesco l’Arpa ha registrato già uno sforamento (51 il primo agosto), il dato di via Fatebenefratelli è 44. La media degli ultimi giorni non fa pensare all’estate, anche se il dato dell’ozono da giorni sfiora la soglia d’informazione di 180 microgrammi.

L’Arpa li definisce eventi occasionali, aggiungendo alcuni particolari.

Nel periodo estivo, in particolare dal primo giugno ad oggi ci sono stati alcuni superamenti del limite di 50 µg/m³ della media giornaliera del PM10 e ciò non è accaduto solo a Spinadesco, ma anche in altri siti lombardi (1 a Crema, 1 a CR Cadorna, 1 a CR Gerre Borghi e 1 a Soresina in provincia di Cremona ma anche in altre province).

Per quanto riguarda il valore di PM10 di ieri a Spinadesco, pari a 51 µg/m³, è da considerarsi come episodio occasionale che rientra nella variabilità degli eventi locali.

In generale, inoltre, non è infrequente osservare nel periodo estivo valori di polveri elevati in siti a carattere prevalentemente rurale legati al risollevamento di suolo secco per il passaggio di mezzi agricoli o altro.

pm10 piazza cadorna 4 agosto

Facebook, un cimitero virtuale

Facebook è un grande cimitero: i profili sono tombe, perché l'dentità personale è usata solo come un marchio promozionale accompagnato da indicatori quantitativi, proiettata verso una popolarità virtuale. La morte ha preso il posto della vita anche e soprattutto, eminentemente sul web. L'antropologia esistenziale viene sepolta in biblioteca non da uomini bensì da una macchina virtuale (un sito internet come Facebook) che produce identità correlate. La riproduzione del sistema, non più la produzione tramite il lavoro, è l'obiettivo fondamentale, cui gli individui disciplinatamente cooperano negoziando la propria visibilità. 

Stoccaggi, Pianengo insorge contro la sovrapressione nella terra delle polveri sottili

CREMA CR Bocciata dal consiglio comunale di Sergnano, dov’era stata presentata da Enrico Duranti, la mozione contro l’aumento della pressione del gas nello stoccaggio di Ripalta Cremasca è stata approvata su iniziativa di Andrea Serena dal consiglio comunale di Pianengo: 6 i voti favorevoli e 3 gli astenuti. Il bersaglio critico è il decreto del ministero dell’ambiente del 7 aprile di quest’anno, che ha deciso di aumentare la pressione del 10% alla scopo di immagazzinare ancora più gas, quando è noto, grazie alle stime rese note dal gestore Stogit, che le perdite in un anno sono rilevanti: ad esempio un milione e 450mila metri cubi dispersi nell’atmosfera di Sergnano. Si tratta di sostanze nocive come pm10, pm 2,5, monossido di carbonio, ossido di azoto, proprio in un territorio come quello cremasco in cui le polveri sottili già superano da una quindicina d’anni i limiti europei.

L’incremento della pressione fa correre il rischio di un aumento delle perdite, dunque per la sicurezza degli abitanti il Comune di Pianengo, guidato dal sindaco Ernesto Barbaglio, chiede al ministero dell’ambiente di ritirare il decreto per il principio di precauzione, e alla Regione Lombardia di opporsi. Già in passato, dopo il terremoto emiliano e mantovano del 2012, il Pirellone aveva detto no alla sovrapressione di Sergnano, per evitare rischi.

Il progetto autorizzato dal ministero prevede a Ripalta Cremasca una nuova centrale di pompaggio del gas da 35 megawatt, con tre turbocompressori, e quattro pozzi in più. Il decreto autorizza inoltre la microsismicità indotta dallo stoccaggio, con l’obbligo per il gestore di intervenire se viene superata la magnitudo 2.2, senza però indicare la magnitudo massima che può essere provocata dall’attività dello stoccaggio.

Il messaggio lanciato dal Comune di Pianengo, a tutela degli abitanti, è rivolto in particolare al consiglio comunale di Crema, città circondata dagli stoccaggi, che però non ha mai affrontato l’argomento con l’adeguato rilievo. Si tratta, va aggiunto, di gas destinato al commercio internazionale e non al consumo locale, in base a una scelta nazionale di politica energetica che nel mondo ambientalista viene spesso considerata negativamente.

 

L’acqua pubblica ha un nuovo socio: la banca privata

CREMONA Un taglio di circa 60 milioni di euro agli investimenti previsti dal Piano ambito, che da 436 milioni scendono a 375, mentre si fa sentire un fabbisogno finanziario di 115 milioni, che si traduce in mutui da sottoscrivere presso le banche private. Sono questi i punti salienti dell’intervento del sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, che nell’assemblea dei Comuni azionisti di Padania Acque ha votato no, confermando il no dell’anno scorso, per una scarsa considerazione delle alternative possibili. In un periodo di penuria d’acqua, in una provincia assetata di irrigazioni, nel momento di approvare un piano d’interventi programmati fino al 2043, la priorità diventa la bancabilità del gestore del servizio idrico. Non c’è stato dibattito fra i sindaci: nel distretto Cremonese i presenti erano 5 su 47, così non si è discusso nemmeno dell’opportunità di ottenere finanziamenti pubblici dalla Banca europea degli investimenti, che pone tra le priorità l’acqua, né della Cassa depositi e prestiti quando i tassi d’interesse sono particolarmente bassi. Maria Grazia Bonfante protesta per la totale mancanza di un dibattito politico tra i sindaci azionisti, per lasciar prevalere la scelta “tecnica” di affidarsi a banche private, che da parte loro inevitabilmente chiedono garanzie per tutelarsi anche negli scenari peggiori. Sarebbe stato opportuno discutere della razionalizzazione dei depuratori e degli acquedotti, della riduzione dei consumi d’acque, delle soluzioni tecniche per alleviare le carenze idriche e del miglioramento costante della qualità dell’acqua. Invece Bonfante fa notare che il consiglio d’amministrazione dell’Ato scrive nelle considerazioni finali, pur avendo compiti di controllo e programmazione, che “non è stato possibile effettuare un’accurata analisi del documento presentato da Padania Acque il 14 luglio scorso”, documento che ora viene analizzato invece dagli advisor finanziari delle banche. Sarebbero queste, affidate alle banche private, le politiche migliori per la tutela del servizio idrico pubblico? Il sindaco di Vescovato ha votato contro anche ricordando che Padania Acque paga il prezzo delle reti idriche che il Comune di Cremona non ha messo a disposizione, ma ha ceduto incidendo sull’indebitamento della società di via del Macello. E’ stata una scelta politica, perché “la normativa non imponeva l’acquisto delle reti idriche del Comune di Cremona”. La cosiddetta “bancabilità” di Padania Acque, in seguito a una serie di scelte politiche e tecniche non discusse adeguatamente dai sindaci del territorio, alla fine ha prevalso sulla tutela del carattere pubblico del bene acqua.

Cresce la produzione industriale ma non crea posti di lavoro

CREMONA Torna a crescere la produzione industriale in provincia di Cremona, che segna più 1,9% fra aprile e giugno e un robusto più 4,3% sullo stesso periodo dell’anno scorso, senza però alcuna conseguenza positiva per l’occupazione, rimasta invariata: più 0% in tre mesi e più 0,1 in un anno. L’andamento del secondo trimestre di quest’anno, nel comparto manifatturiero, come risulta dai dati congiunturali commentati dalla Camera di commercio, è legato ai mercati internazionali (più 9,7% gli ordinativi esteri) che hanno favorito il rimbalzo dell’economia cremonese, dopo il primo trimestre negativo in contrasto con le  statistiche regionali. Infatti gli ordinativi mostrano variazioni rilevanti: nel secondo trimestre sono scesi del 3,9, salendo invece del 3,2 in un anno. Quasi invariato il fatturato, che cresce dell’1% nella tendenza annuale. La Lombardia va peggio di Cremona e vede calare la produzione dello 0,1% nel secondo trimestre, con una crescita del 2,5 nei 12 mesi. Aumenta però, sul piano regionale, l’occupazione: più 0,5 in un anno e più 0,2 nel secondo trimestre 2017. Rispetto all’inizio della crisi economica, e prendendo come punto di riferimento l’anno 2010 con un valore base di 100, oggi la produzione industriale vale 109 e dunque ha già recuperato la recessione, mentre la produzione artigianale, anche se in crescita, è ancora ferma a 96, inferiore ai livelli pre-crisi.

Dunque la ripresa non ha generato in un anno un incremento occupazionale, mentre i vantaggi hanno riguardato soprattutto le aziende maggiori. L’artigianato produttivo è comunque in ripresa, sia sul trimestre che sui 12 mesi e ha creato occupazione: più 1,5% negli ultimi tre mesi, con un dato stabile rispetto allo stesso periodo del 2016.

Il campione analizzato dalla Camera di Commercio assieme alle associazioni di categoria comprende 135 aziende di tutti i comparti.

 

Il Quirinale salva il geosito di Pianalto. Fermato il piano cave della Provincia

CREMONA Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accogliendo definitivamente il ricorso delle associazioni ambientaliste, ha deciso di porre una pietra tombale sulla richiesta di ampliare le escavazioni d’argilla nel geosito paleologico Pianalto della Melotta, che si estende fra Soncino, Romanengo, Ticengo e Casaletto di Sopra. Si tratta di uno dei dieci geositi lombardi, riconosciuti dal Pirellone, sul quale sono in vigore ben cinque vincoli: sito di interesse comunitario, Rete Natura 2000, Riserva naturale, geosito regionale, piano territoriale provinciale. Eppure l’amministrazione provinciale, durante la presidenza di Massimiliano Salini, con una decisione non revocata durante la presidenza di Carlo Vezzini, ha accolto un accordo fra Comuni e ditta Danesi, che già ha diritto di scavare all’interno, ma che grazie all’intesa del 2012, approvata dal consiglio regionale, a pochi mesi dalla scadenza del piano cave, avrebbe potuto ampliare la cava d’argilla esistente di 2 milioni e 100mila metri cubi. E’ partito quindi il ricorso delle associazioni, sostenute da una parte del centrosinistra, fra cui il consigliere regionale Agostino Alloni del Pd. Dopo la firma del capo dello Stato il segretario provinciale del Pd Matteo Piloni parla di battaglia vinta per l’ambiente e non contro il lavoro, “Con buona pace dei Salini, Malvezzi e dei sindaci di centrodestra di Romanengo e Soncino che la volevano”.  Il piano cave è stato molto discusso dagli ambientalisti, anche perché ha approvato le cave di prestito in vista dell’autostrada Cremona-Mantova, mai definitivamente autorizzata. A questo punto il presidente della Provincia Davide Viola sta riesaminando la situazione: vengono annullate le delibere e occorrerà iniziare da capo, con una procedura che non è ancora ben definita, tra revoca totale e stralcio, con un rischio di blocco immediato delle attività estrattive in corso. La presidente del Wwf Paola Brambilla fa notare che “raramente le associazioni hanno parlato tutte all’unisono come in questo caso. La pianificazione è per legge partecipata proprio per far rivedere alle amministrazioni gli errori concettuali che derivano dalla mancata adeguata considerazione dei valori ambientali e paesaggistici”. La situazione ambientale è già in parte compromessa e alla Provincia “proseguire a testa bassa” non servirà a nulla. Le associazioni ora si aspettano di essere convocate per una reale partecipazione a una pianificazione sostenibile, come richiesto sin dall’inizio.

 

Malcontenta abbandonata al suo destino

 

CASALE CREMASCO CR Un mucchio di sabbia e di detriti edili, con una ruspa sopra che domina il cantiere, dove già sorgono le prime costruzioni di servizio. Questa è la palata Malcontenta oggi, grazie all’accordo stipulato ormai una decina d’anni fa tra i quattro Comuni confinanti (Casale, Sergnano, Pianengo e Ricengo) e la decisiva autorizzazione dell’amministrazione provinciale. Dopo sei secoli infatti la piccola oasi viene trasformata in una centralina idroelettrica dalla potenza di 486 kilowattora sprigionata dalle tre turbine che sfrutteranno un salto d’acqua di tre metri e dieci centimetri. Quella che era una derivazione irrigua, per ora, appare come un laghetto artificiale: l’acqua scorre a lato del cantiere verso una roggia. I lavori in corso non sono visibili dalla strada provinciale, ma viene notato da chi si dirige verso un’altra palata, la riserva naturale Menasciutto, lungo uno dei sentieri ciclopedonali che attraversano il parco del Serio. Il commento di Romano Sacchi, del comitato Salviamo il Menasciutto, è “se ne vale veramente la pena”, per nemmeno 500 kilowattora premiati dai contributi pubblici per le rinnovabili. I due progetti sono simili e la ditta proponente è la stessa, Iniziative Bresciane: quel che sta accadendo alla Malcontenta un domani potrebbe capitare al Menasciutto, se l’amministrazione provinciale deciderà che la produzione di energia da fonte rinnovabile equivale a una valorizzazione della riserva naturale. Sono stati quattro i sindaci che hanno scritto una lettera all’amministrazione provinciale per chiedere l’applicazione del principio di precauzione, in linea con l’Ats e l’Arpa, e fermare quindi l’autorizzazione della centralina a biomasse di Castelleone. Per il Menasciutto, invece, non è stata compiuta alcuna azione coordinata fra i Comuni interessati: il motivo è il rischio di un contenzioso con un risarcimento danni che nessun ente locale può permettersi di affrontare serenamente. Nel settore Ambiente della Provincia, intanto, l’iter autorizzativo della centralina del Menasciutto è fermo da alcuni mesi, in attesa di una decisione definitiva che non è stata ancora presa.

Impianto a biomasse di Castelleone, autorizzazione negata dall’ente Provincia

E’ datato ieri, 20 luglio, il decreto 562 del dirigente del settore Ambiente dell’ente Provincia, Roberto Zanoni, che nega alla ditta Godeca di Oriolo, frazione di Castelleone, l’autorizzazione a realizzare la centralina a biomasse proposta prima l’anno scorso e di nuovo quest’anno, con alcune modifiche. Il progetto era stato corretto in seguito alle critiche mosse in particolare dal Comune di Castelleone, ma nemmeno le modifiche apportate quest’anno hanno soddisfatto le esigenze dei quattro Comuni confinanti (Madignano, Ripalta Arpina e Montodine) e della stessa Ats. Il testo del decreto 562, disponibile da oggi sul sito dell’amministrazione provinciale, rivela che il parere dell’Ats è stato determinante, così come l’applicazione del “principio di precauzione”.

L’impianto a biomasse dunque non si farà. Oltre agli enti locali, anche il M5S di Cremona, con un comunicato di alcune settimane fa (da me pubblicato ieri) si era opposto all’autorizzazione all’impianto, ricordando il gran numero di impianti a biogas e biomassse presenti ormai da anni in provincia. La stessa Ats ha previsto alcuni studi epidemiologici dedicati a diversi impianti industriali, compresa la concentrazione di centraline a biogas nella zona di Trescore. Riporto due passi del decreto del dirigente del settore Ambiente.

 

“RITENUTO quindi che, in presenza di una situazione ambientale particolarmente critica, così come documentato da ATS Val Padana con nota del 16/5/2017 prot. 37715 e in occasione dei lavori della Conferenza dei servizi, si debba assumere un atteggiamento cautelativo rispetto 52_562
all’eventualità che la messa in esercizio dell’impianto in argomento possa provocare un’alterazione negativa sull’obiettivo di protezione della salute e dell’ambiente, anche nell’interesse delle generazioni future,
ATTESO che il “Principio di precauzione” il cui campo di applicazione si estende, tra l’altro, alle politiche di tutela della salute umana deve essere applicato non a pericoli già identificati, ma a pericoli potenziali, di cui non si ha ancora conoscenza certa, si ritiene che il procedimento autorizzativo in argomento non possa essere concluso in maniera favorevole all’istante”.